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pubblicato il 16/nov/2013 17:34

Forza Italia: Berlusconi non affonda su alfaniani, speranza resta riunirli in Pdl

Forza Italia: Berlusconi non affonda su alfaniani, speranza resta riunirli in Pdl

(ASCA) - Roma, 16 nov - Chi si aspettava un Silvio Berlusconi all'attacco degli 'scissionisti' e' rimasto un po' deluso. L'ex premier parla per un'ora e mezzo, rispolverando i consueti temi da campagna elettorale (giudici, Pd, Ue, Bce...), ma dal palco allestito al Palacongressi dell'Eur non affonda mai davvero il colpo. Qualche battuta ironica sul nome dei gruppi alfaniani (''meglio Cugini d'Italia di Nuovo centrodestra''), un tocco di delusione e dolore per il tradimento politico, ma poco altro. Anzi, il messaggio che lancia dal Consiglio nazionale del Pdl, appare piuttosto conciliante. Cosi', nel giorno in cui resuscita Forza Italia, attraverso una celebrazione che ricorda poco gli sfarzi e le scenografie patinate d'un tempo, non va in soffitta il Pdl. Acronimo da sempre poco amato, dal suo finora indiscusso leader, che pero' non verra' archiviato del tutto, dal momento che potrebbe diventare utile quando si dovra' utilizzare una sigla per riassemblare, magari solo come cartello elettorale, la nuova casa dei moderati. Insomma, una sorta di riedizione della Casa della Liberta', in cui dovranno fare la loro parte anche gli stessi 'filogovernativi'. E non solo. Per capirci, oggi strade separate (incolmabili le divergenze sulla vita del governo Letta legata alla decadenza di Berlusconi da senatore), ma domani, chissa', possibile obiettivo comune. ''Siamo qui per la dipartita del Pdl - e' l'incipit di Berlusconi - un nome che potra' essere usato per la coalizione dei moderati''. Angelino Alfano, la guida del ''Nuovo centrodestra', che ieri ha dato vita a nuovi gruppi parlamentari non viene nominato. Berlusconi pero' racconta di aver appreso ''con dolore'' dalle agenzie di stampa la notizia della scissione, avvenuta non per mancanza di condivisione dei valori ma per distanza tra singole persone che negli ultimi giorni si sono scambiate ''dichiarazioni offensive''. Dalla sala si alzano urla ''Traditori, traditori, buffoni'', proprio quando il leader Pdl appare commosso. ''Vorrei raccomandarvi di non fare alcuna dichiarazione contro il Nuovo centrodestra'', chiede Berlusconi che aggiunge come ''questo gruppo, anche se adesso apparira' come un sostegno alla sinistra, al Pd, dovra' poi necessariamente far parte della coalizione dei moderati: dobbiamo comportarci con loro come adesso facciamo con Lega Nord o con Fratelli d'Italia''. Il leader della rinata Forza Italia non risparmia pero' l'ironia che sa piu' di 'frecciata' contro quello che fu il suo delfino: ''Il nome 'Nuovo centrodestra' mi sembra non particolarmente efficace, pensando a chi lo compone. Avevo suggerito per scherzo nei giorni passati un altro nome: visto che ci sono i ''Fratelli d'Italia', fate i ''Cugini d'Italia' cosi' siamo tutti una famiglia''. I moderati devono continuare a stare uniti, e' il mantra di Berlusconi, perche' con un esecutivo targato Pd-M5S ''saremmo costretti a espatriare''. Berlusconi ricostruisce le ultime ore che hanno portato alla scissione. ''Ieri sono stato tutto il pomeriggio con i nostri cinque ministri ed eravamo arrivati a un accordo salvo che poi hanno chiesto che ieri sera si riunisse, come fatto imprescindibile, un ufficio di presidenza. Ma l'ufficio di presidenza si deve convocare con 24 ore di anticipo e non era possibile''. La riunione doveva servire a modificare il documento approvato dalla riunione del 25 ottobre aggiungendo la clausola per la quale si doveva convocare un Consiglio nazionale per decidere cosa fare, nei confronti del governo, in caso di decadenza da senatore dello stesso Berlusconi. ''Non si puo' governare con qualcuno che puo' uccidere politicamente il tuo leader. Ci era parso ieri che una decisione del genere andasse presa non da pochi ma dal Consiglio nazionale'', spiega il Cavaliere, che precisa come per apportare ''le modifiche al documento non c'era bisogno di convocare un Ufficio di presidenza''. Il governo andra' comunque avanti, ''noi non abbiamo i numeri per farlo cadere'' considerata la scissione, ma ''avremmo potuto dare insieme un appoggio esterno'', spiega Berlusconi, che non risparmia attacchi ai ministri incapaci di battere i pugni in Europa. Ne ha anche per il governo e alla legge di stabilita'. ''Non possiamo pensare che una legge di stabilita' come quella di adesso possa portare qualche pur minimo risultato, dobbiamo considerare la situazione globale in Ue a partire da un cambiamento della politica imposta a tutti dalla Germania e di cui beneficia solo Berlino. Per quanto riguarda la nostra economia - rileva l'ex premier - da 20 anni non cresce. L'ultimo bilancio senza perdite e' quello di Quintino Sella. Non e' detto che gli Stati non possano avere un bilancio positivo, pensiamo al Giappone, voi conoscete dati sulla nostra produzione e disoccupazione e sappiamo che siamo su un piano inclinato come anche lo sono molti altri paesi europei ad eccezione della Germania. Noi abbiamo un handicap rispetto agli altri Paese come una macchina dello Stato che ci costa miliardi di euro, che supera di un terzo il costo rispetto agli altri Paesi. Abbiamo un costo dell'energia che e' del 42% in piu' rispetto alla Francia. In queste condizioni e' molti difficile pensare alla ripresa''. Quanto alla magistratura, per Berlusconi questa e' ''incontrollabile e incontrollata. Anche se sbaglia e' impunibile'' e invece chi ha voluto il voto palese in Senato sulla sua decadenza ''e' un fuorilegge''. In conclusione, il Cavaliere chiede ''di stare insieme con passione ed entusiasmo per creare le condizioni perche' ci sia una vera liberta'''. Il passaggio a Forza Italia viene approvato all'unanimita'. Voto che per Berlusconi ''e' un viatico per questa nuova avventura''. ceg/vlm Berlusconi resuscita FI ma spirito '94 non c'e' piu'. Un ritorno, una rinascita, un rilancio per non dire una nuova speranza. Oppure, la conclusione di una parabola, la fine di un sogno, il fallimento di una stagione politica. Cosi', a seconda da che parte (politica) si guardi l'avvenimento, viene considerato il ritorno sulla scena politica di Forza Italia, la formazione politica nata per volonta' di Silvio Berlusconi nel 1994 e, sempre per volonta' dello stesso Cavaliere, confluita nel Pdl tra il 2008 e il 2009. Un ritorno - deciso oggi all'unanimita' dal Consiglio nazionale del Pdl - che ha avuto come conseguenza anche una dolorosa scissione interna ad opera dei cosiddetti 'filogovernativi', guidati da Angelino Alfano. Quella che comunque risulta evidente e' la diversita' tra la, entusiasmante per una certa fetta di italiani, discesa in campo di Berlusconi nel gennaio del 1994, e la forse malinconica replica di oggi, con un movimento che rinasce tra le polemiche e soprattutto senza la certezza di essere trainante come l'originale. L'idea di dare vita ad un movimento politico e non al classico partito trova la sua realizzazione nel giugno del 1993 quando nello studio del notaio Roveda a Milano viene costituita 'Forza Italia-Associazione del buon governo'. Una novita' assoluta nelle strutture organizzative politiche, con un presidente al posto del segretario, con un comitato di presidenza invece di una direzione nazionale, con una assemblea degli associati al posto della tradizionale assemblea nazionale. Ma soprattutto un movimento che ruota in tutto e per tutto intorno al suo creatore, Berlusconi: un deflagrante cambio di prospettiva nel classico panorama partitico italiano. Un panorama messo violentemente in discussione dallo scandalo di Mani Pulite e dagli interventi - non sempre esenti da forzature del codice di procedura penale, dissero in molti - del pool della Procura di Milano. Ecco allora, di fronte al disfacimento dei partiti tradizionali, arrivare il non-partito composto da non-politici. Un movimento, come detto piu' volte da Berlusconi, che rifugge il professionismo della politica. Ed in effetti coloro che vi aderiscono per partecipare soprattutto alle elezioni del 1994 e del 1996, sono per la maggioranza estranei alla ''politica politicante''. Professori universitari, storici, filosofi, avvocati di grido, giornalisti di primo piano che rappresentano - agli occhi di molti italiani - la risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica. Forza Italia introduce la personalizzazione della politica: gli iscritti, i simpatizzanti, i semplici votanti di un giorno si ritrovano solo nel leader, nel Cavaliere. Una personalizzazione che ha come conseguenza l'inesistenza del dibattito interno. Nei congressi svolti dalla nascita di FI fino allo scioglimento - solo due - non e' mai stata discussa una mozione di minoranza. Un nuovo modo di fare politica, quello che e' ruotato intorno al movimento berlusconiano che - al netto delle contestazioni e delle ironie, a partire dalla definizione di 'partito di plastica' - ha comunque innovato la politica italiana, dando una spinta decisiva al bipolarismo sul modello del sistema anglossassone o americano. Forza Italia negli anni continua ad essere sempre piu' il riferimento di una parte dell'elettorato italiano. Berlusconi la definisce un partito liberaldemocratico, popolare, cattolico, laico e nazionale. Nel 1998 a Strasburgo gli europdeputati di FI sono ammessi nel Ppe a titolo personale. Nel 2000 si costituisce la Casa delle Liberta', una nuova formazione di centrodestra che raccoglie tutte le forze che si oppongono alla sinistra, a partire da Forza Italia che registra un clamoroso successo alle elezioni amministrative. Il 2001 arriva, dopo gli anni della ''traversata nel deserto'' (all'opposizione dal 1996), la grande affermazione elettorale e il ritorno al governo. E' in questa legislatura che pero' cominciano i primi scricchiolii, con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che, in vista delle elezioni, ipotizza una leadership diversa da quella di Berlusconi. Nel 2006 la Cdl viene sconfitta, sia pure di misura, alle elezioni e nel 2007 c'e' il divorzio con l'Udc di Casini. Berlusconi comincia a pensare che il logo Forza Italia non abbia piu' sugli elettori l'appeal delle origini ed ecco allora arrivare la 'svolta del predellino'. Il 18 novembre 2007, dopo aver fallito la spallata all'esecutivo guidato da Romano Prodi, durante un improvvisato comizio in Piazza San Babila a Milano, appunto in piedi sul predellino della sua auto, annuncia la nascita di un nuovo soggetto unitario del centrodestra, che verra' chiamato 'Popolo della Liberta''. Nel 2008 si torna al voto e il Pdl (composto da FI, An e partiti minori) vince, grazie anche all'accordo al Nord con la Lega di Umberto Bossi, e torna al governo. Ma e' l'inizio della fine di Forza Italia. Il 21 novembre dello stesso anno il Consiglio nazionale del partito vota la confluenza nel Pdl e il 27 marzo del 2009 si svolge il primo congresso costitutivo del Popolo della Liberta' che sancisce lo scioglimento del partito azzurro (analoga operazione compie Gianfranco Fini con la sua An). Da allora e' storia recente, dalla frattura con Fini all'appoggio nel 2011, dopo le dimissioni da Palazzo Chigi, al governo di Mario Monti fino alle ultime elezioni, che vedono il Pdl non vincitore ma in grado comunque di dire la sua nella formazione del nuovo gabinetto. Esecutivo che nascera' - guidato da Enrico Letta - grazie al sostegno di Pd, Pdl e Scelta Civica. Le frizioni all'interno del Pdl, apparse gia' in occasione del sostegno al governo Monti, diventano sempre piu' evidenti, con l'ala dei cosiddetti 'falchi' che mal digerisce le larghe intese con il Pd. Berlusconi - precipitato nelle vicende giudiziarie con la condanna definitiva per i diritti Mediaset - accarezza a piu' riprese l'idea di togliere la fiducia al governo e, forte dei suoi sondaggi, di andare a elezioni anticipate. Ma e' consapevole della crisi del suo elettorato, al quale serve dare una scossa. Ed ecco allora la riesumazione (con nuova sede) di Forza Italia, slogan e logo per altro sempre amati e rimpianti dal Cavaliere. Le elezioni non sembrano essere dietro l'angolo ma Berlusconi si prepara. Solo che, a differenza del '94, le condizioni sono differenti. Se vent'anni fa Forza Italia era un elemento catalizzante e aggregatore oggi e' un'operazione divisiva, portarice di di una scissione vera e propria. Anche perche' l'animo che la caratterizza sembra essersi spostato piu' a destra delle tradizionali e originarie posizioni moderate, con una bellicosita' antigovernativa che non piace all'ala ministeriale del Pdl, guidata dal vicepremier Alfano. Nel nome dell'antico amore Berlusconi ha tentato anche ieri - tra una riunione con i lealisti e un incontro con i filogovernativi - di ricompattare il suo esercito, inviando a tutti i parlamentari Pdl un messaggio. Tentativo che non e' andato a buon fine. Gli alfaniani infatti hanno deciso di non partecipare al Consiglio nazionale e di non aderire alla nuova Forza Italia, dando vita a nuovi gruppi parlamentari con il nome di 'Nuovo centrodestra'. Berlusconi nel messaggio sottolineava che ''domani (oggi - ndr) e' il giorno in cui sanciremo il ritorno a Forza Italia'' e ''dovremo lavorare insieme per rilanciare i valori profondi in cui crediamo''. Il Consiglio nazionale, continuava l'ex premier, sara' occasione di confronto e discussione e ''ognuno dopo aver parlato e ascoltato sara' libero di fare le sue scelte''. E ''chi non si riconosce piu' nei valori del nostro movimento e' libero di andarsene''. Ora ''piu' che mai - aveva aggiunto - dobbiamo difendere la nostra liberta', dobbiamo batterci con Forza Italia, perche' siamo convinti che la difesa della liberta' e' la missione piu' alta, piu' nobile che ci sia''. Vent'anni fa queste parole, queste esortazioni segnarono l'inizio di una avventura politica comunque innovativa e significativa nella storia politica italiana. Oggi queste stesse parole - ribadite da Berlusconi nel suo intervento al Consiglio nazionale, anche attraverso la lettura del discorso da lui pronunciato nel '94 - rischiano di essere l'epitaffio sulla lapide di un qualcosa che e' morto e che non puo' piu' tornare. fdv/vlm

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