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pubblicato il 01/lug/2012 05:10

Fli/ Fini rilancia 'partito Monti' e apre a Pd (ma senza Sel)

Con Udc Polo riformatore.Nuova svolta su gay. Tensione in partito

Fli/ Fini rilancia 'partito Monti' e apre a Pd (ma senza Sel)

Roma, 1 lug. (askanews) - Più che l'ennesimo trittico di aggettivi - questa volta il polo è riformatore, patriottico ed europeo - a descrivere il progetto di Gianfranco Fini basta più semplicemente l'etichetta di 'montiano'. E' il fulcro dell'intero ragionamento del presidente della Camera, il passaggio su cui ruota l'idea che il leader di Fli propone durante l'assemblea nazionale di un partito ancora lacerato da tensioni interne e dubbi sul futuro. Qualche paletto prova a fissarlo Fini, anche se le variabili restano molte e il presidente non contribuisce del tutto a sciogliere i nodi sul tappeto. Ma un primo passaggio del lungo percorso intrapreso in vista del 2013 è consumato, nella suggestiva e originale location di 'Eataly': Fini è pronto ad allearsi con il Pd. Le variabili, si diceva, sono tante, troppe. La legge elettorale, soprattutto. Fini, nell'ormai infinito ping pong tattico con(tro) Casini, prende in prestito la suggestione di Pier in vista di un'intesa di governo fra progressisti e moderati, ma si spinge oltre: il perimetro deve disegnarlo la patente di forza 'montiana', per questo non si può ragionare con il Pdl se va a braccetto con la Lega, né con il Pd se non si libera dell'abbraccio di Vendola. E quando, a margine della convention, gli chiedono se in uno scenario di alleanza fra forze montiane sarebbe proprio il Professore il leader ideale, Fini non conferma e non smentisce: "Monti ha detto molte volte di non volersi ricandidare. E comunque, un passo alla volta, non possiamo andare avanti per ipotesi?". La porta resta comunque aperta verso il Partito democratico, magari 'devendolizzato' dopo un esito elettorale incerto. E non è del tutto chiusa per un Pdl 'deberlusconizzato' e non populista, ancorato all'area montiana, anche se sulla capacità di leadership di Alfano e sulla capacità di affrancarsi dal Cav Fini non nasconde dubbi. E così, Gianfranco prova a far digerire ai suoi una svolta ormai nelle cose, quella dell'alleanza con il centrosinistra - nelle intenzioni sembra di capire post elettorale - anche se fissando paletti che autocandidano Fli a rappresentare l'ala destra del nuovo contenitore in cantiere. E' proprio il Polo che va costruito con Casini - a tal proposito cita il segretario Cesa - che Fini intende edificare nei prossimi mesi con il contributo della società civile e, altro indizio del progetto montiano, con membri dell'attuale esecutivo. A settembre la classe dirigente finiana - che comunque non rappresenta un "partito in liquidazione" - avrà il compito di individuare mille personalità esterne per costruire le fondamenta del nuovo soggetto. Questa è la sfida che il presidente lancia a Fli, dopo aver affondato pesantemente il colpo contro l'intero apparato di partito. "Marginalità e ininfluenza", questo è l'impietoso giudizio che il leader dà dell'ultimo risultato elettorale di Fli. Una stoccata durissima, alla quale quasi nessuno replica. Però si respira un clima pesante, nella sala e fuori, si sfiora anche un 'contatto ravvicinato'. Tra le due anime del partito, quella riunita attorno al capogruppo Della Vedova e quella espressione di Bocchino e dei 'siciliani', non mancano le punzecchiature. Polemiche che la significativa apertura di Fini sui diritti delle unioni di fatto anche omosessuali (ma non equiparabili alla "famiglia"), in scia con recenti sortite di Flavia Perina, non contribuisce a placare. Significativo e pesante il silenzio, di Roberto Menia, al pari dei ragionamenti franchi e non privi di qualche passaggio critico di Briguglio e Granata. Bocchino e Della Vedova, dal palco, sposano la linea del leader. La riunione serviva anche a fare il punto sulle cinque proposte choc elaborate da Fini, che comporranno una sorta di programa elettorale da elaborare entro l'assemblea dei mille di fine settembre. Fra le idee, oltre al nuovo strappo sui diritti civili, quella di una legge elettorale uninominale e maggioritaria - con un 50% di candidature riservate alle donne - la detraibilità dell'Imu, l'accorpamento di Regioni, una politica fiscale e bancaria unica nell'Ue, una nuova legge sulla cittadinanza, un'assemblea costituente per far fronte al probabile nulla di fatto provocato dal "baratto" Pdl-Lega sulle riforme (presidenzialismo in cambio del Senato federale). Un accordo rispetto al quale, a scanso di equivoci, Fini promette l'opposizione di Fli. Dopo oltre sei ore di dibattito i futuristi lasciano Eataly. Se ne va anche Antonio Buonfiglio, ex sottosegretario ed ex deputato di Fli, comunque sempre in buoni rapporti politici con Fini (che ha gradito la 'sorpresa'). E se ne vanno i delegati, non prima di aver ascoltato dalla viva voce di Fini una promessa a lungo sollecitata: "Anche per me, oggi, inizia la campagna elettorale". C'è da vedere con quali compagni di strada e sotto quale simbolo.

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