venerdì 24 febbraio | 16:36
pubblicato il 14/gen/2014 12:00

Financial Times per Matteo Renzi: "molto di buono nel Jobs Act"

Endorsement con monito: dimostri di essere davvero diverso

Financial Times per Matteo Renzi: "molto di buono nel Jobs Act"

Roma, 14 gen. (askanews) - Un vero e proprio 'endorsement' anche se con qualche cautela quello che arriva oggi a Matteo Renzi da un editoriale del Financial Times, secondo cui nella paludosa situazione dell'Italia (paese a proposito del quale "nonostante la bellezza è sempre più difficile essere ottimisti"), la "nuova generazione dei politici meno legati al vecchio sistema" rappresenta "la migliore speranza". Incarnata in particolare dal 39enne sindaco di Firenze, purché dimostri di fare sul serio. E secondo il quotidiano economico della City, soprattutto dal Jobs Act di Renzi, perchè in attesa di conoscere meglio i dettagli "per ora c'è molto di buono di quello che propone". Per esempio per misure per ridurre il cuneo fiscale, essenziali per ettrarre investimenti esteri. La disponibilità a rendere il mercato del lavoro "più flessibile per i nuovi assunti" con l'introduzione di "un unico contratto caratterizzato dalla crescita graduale dei diritti con il passare del tempo". Ci sono ancora dubbi su dove Renzi possa trovare le risorse per le sue riforme, osserva FT dopo aver indicati altri punti positivi nel programma renziano sul lavoro, ma sono misure "che potrebbero aiutare coloro che non hanno impiego ad avere il giusto supporto per ritrovarlo". Se Renzi "non annacquerà le sue proposte il problema più grande è verificare se può concretizzarle" prosegue l'editoriale, all'interno del governo delle larghe intese. Inoltre "c'è chi si chiede quanto Renzi sia fedele al suo stesso piano; alcuni temono che sia solo un'abile mossa politica" per spaccare e far cadere il governo. E quindi il monito del Financial Times che traccia la strada al neosegretario Pd: "l'impulso riformista di Renzi non deve fermarsi a metà strada. Quando presenterà il suo piano giovedì dovrà annunciare quello che ritiene necessario per trasformare il mercato del lavoro in Italia. Dovrebbe poi impegnarsi per queste proposte e spingere il governo Letta ad applicarle. Naturalmente potrebbe non riuscirci. Ma allora gli elettori saprebbero che è davvero diverso da coloro che hanno contribuito alla crisi dell'Italia".

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