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pubblicato il 06/apr/2016 21:53

##Fiducia al Senato il 19 aprile, opposizioni attaccano Renzi

Per Di Maio (M5S) è dittatura, secondo Centinaio (LN) è bavaglio

##Fiducia al Senato il 19 aprile, opposizioni attaccano Renzi

Roma, 6 apr. (askanews) - Il Movimento 5 Stelle e il centrodestra hanno presentato mozioni di sfiducia al Senato sulla vicenda Tempa rossa, che ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi. Mozioni che saranno votate il 19 aprile, dopo il referendum sulle concessioni per le trivellazioni, in programma il 17 aprile. Una decisione presa dalla capigruppo del Senato che ha provocato una reazione violenta di tutte le opposizioni, con il Movimento 5 Stelle che ha di fatto occupato (con senatori e deputati guidati da Luigi Di Maio) il corridoio antistante la sala dove a Palazzo Madama si stava svolgendo la capigruppo. I grillini hanno inscenato una sorta di flash mob con cartelli inneggianti alla fiducia e alla richiesta che questa venisse votata subito.

Evidente l'obiettivo politico delle opposizioni (M5S, FI, Cor, Sel, Lega Nord): favorire il raggiungimento del quorum nel referendum del 17 aprile e cercare di oscurare l'approvazione definitiva da parte della Camera delle riforme costituzionali, prevista tra martedì e mercoledì prossimi.

Di Maio ha parlato chiaramente di "dittatura" da parte della maggioranza, annunciando che M5S voterà tutte le mozioni di sfiducia che verranno presentate contro il governo Renzi.

Per Romani "calendarizzare, analizzare e dibattere le mozioni di sfiducia nella giornata di martedì prossimo sarebbe stato un atto dovuto per rispetto alle opposizioni ed anche al Paese. Spiace che la maggioranza non abbia avuto questo coraggio e abbia posticipato tutto a dopo il referendum del 17 aprile".

Per Gianmarco Centinaio, capogruppo al Senato della Lega Nord, "non hanno voluto discutere le mozioni di sfiducia al governo alla prima data utile e quindi il prossimo martedì come da noi proposto. Renzi con la sua maggioranza ha irresponsabilmente deciso che non ci sia alcuna urgenza e posticipa la discussione al martedì successivo al referendum sulle trivellazioni. Sbaglia perchè la sfiducia riguarda proprio il referendum che Renzi vuole a tutti i costi sminuire. La democrazia non è un capriccio, che si sia d'accordo o meno la politica deve garantire il dibattito sulle trivellazioni e invitare la gente a esprimersi. Questa scelta è l'ennesimo bavaglio che il presidente del consiglio impone alla democrazia e alle opposizioni".

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