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pubblicato il 04/feb/2011 05:11

Federalismo/ Il governo approva il decreto fermato in Bicamerale

Il Quirinale attende elementi valutazione per esprimersi

Federalismo/ Il governo approva il decreto fermato in Bicamerale

Roma, 3 feb. (askanews) - Regge ancora l'asse tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, e nonostante il voto contrario in Bicamerale il governo emana il decreto legislativo sul fisco comunale. Le opposizioni gridano allo scandalo. L'appiglio tecnico è stato il parere della commissione Bilancio del Senato, che ha recepito tutte le modifiche apportate al decreto durante il confronto in Bicamerale. E così il leader della Lega, Umberto Bossi, ha potuto rivendicare che "la Lega mantiene le promesse" e Berlusconi resta in sella: il governo va avanti. Ma l'opposizione - col segretario Pd Pierluigi Bersani - grida al "colpo di mano", all'"inaudito schiaffo al Parlamento" per approvare "il federalismo delle tasse". La Lega aveva provato fino all'ultimo, anche in un faccia a faccia Bossi-Fini, a strappare almeno l'astensione di Fli in Bicamerale. Ma il terzo polo aveva retto compatto, e il parere di maggioranza era stato respinto. A decidere la strategia successiva è stato un lungo vertice a palazzo Grazioli, in cui Bossi ha imposto al premier l'approvazione immediata del decreto. E così alle 20 si è riunito il Cdm, che ha approvato in via definitiva il testo grazie all'escamotage del parere della Bilancio di palazzo Madama. Ma dopo la forzatura, il cammino dei successivi decreti attuativi sarà ovviamente più difficile. Per questo la maggioranza chiede ora di rivedere la composizione della Bicamerale per il federalismo, ridimensionando il terzo polo e ristabilendo rapporti di forza favorevoli alla maggioranza. Il Quirinale, da parte sua, attende di avere tutti gli elementi di valutazione per esprimersi sul decreto. Spetta infatti al presidente della Repubblica l'ultima parola sul provvedimento e senza dubbio, visto l'unicum che questo caso rappresenta, Napolitano esaminerà attentamente tutti gli aspetti della questione prima di decidere se emanarlo o meno. Resta fermo, ovviamente, quello che il Capo dello Stato ha detto appena due giorni fa a Bergamo: le riforme si fanno in clima costruttivo e di confronto. Intanto per il Cavaliere ieri è stato anche il giorno in cui la maggioranza ha retto a Montecitorio nel voto sul caso Ruby raggiungendo l'agonata quota 316. Berlusconi avrebbe salutato il via libera della Camera così: E' chiaro a tutti che l'Italia non è ancora una repubblica in cui comandano i pm.

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