giovedì 19 gennaio | 16:36
pubblicato il 19/feb/2015 15:07

Fatto pubblica lettera 2010 Verro a Berlusconi, lui la rinnega

Il quotidiano di Travaglio: editto bulgaro bis per 8 trasmissioni

Fatto pubblica lettera 2010 Verro a Berlusconi, lui la rinnega

Roma, 19 feb. (askanews) - Otto trasmissioni "fortemente connotate da teoremi pregiudizialmente antigovernativi": a segnalare negativamente Annozero, Parla con me, Che tempo che fa, In mezz'ora, Report, Ballarò, Lineanotte e Glob sarebbe stato il consigliere Rai Antonio Verro in una lettera inviata nel 2010 all'allora premier Silvio Berlusconi. La lettera viene pubblicata nell'edizione di oggi del Fatto quotidiano con il titolo: "L'Editto bulgaro bis. 'Sabotiamo otto programmi anti-B.'". Ma è lo stesso Verro a smentire tutto: è "impossibile - dice - che abbia potuto scrivere questo".

Nella lettera, inviata via fax, si spiega che i "programmi sono inseriti nel palinsesto che il Direttore Generale ha già presentato, ma su cui il consiglio non può fare decisiva interdizione". "Unico rimedio ipotizzabile - si sottolinea - sarebbe quello di mettere paletti relativi a composizione del pubblico, strettoie organizzative e scelta di ospiti politici (e non) delle suindicate trasmissioni, tramite i Direttori di rete". Nella lettera si indicava anche come di "fondamentale importanza" la nomina di Susanna Petruni a direttore di RaiDue.

Sempre al Fatto Verro conferma che il suo rapporto con Berlusconi è "quarantennale" e che è "plausibile" gli abbia potuto scrivere una lettera. Smentisce però il contenuto della lettera datata Roma, 25 agosto 2010: "E in agosto lei pensa potessi essere a Roma?", replica al giornalista. E ancora: "Impossibile che abbia potuto scrivere questo. Indicare il nome della Petruni poi! Smentisco al 100 per cento. No: al 102 per cento". Verro spiega poi che idea si è fatto del motivo per cui è stata tirata fuori questa lettera: "Sono l'unico consigliere di amministrazione che si oppone alla riforma di Gubitosi. Fare uscire proprio adesso questa missiva significa una cosa sola: tentare di mettermi in difficoltà alla vigilia di un decisivo consiglio nel quale la riforma dev'essere votata".

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