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pubblicato il 22/gen/2015 13:21

Fassina: al Senato la minoranza Pd non voterà l'Italicum

"E' in gioco democrazia". Alla Camera solo Civati si era defilato

Fassina: al Senato la minoranza Pd non voterà l'Italicum

Roma, 22 gen. (askanews) - A seguito dell'esito delle votazioni di ieri la minoranza del Pd non voterà l'Italicum quando il Senato, a ridosso dell'inizio delle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica, sarà chiamato al voto finale sulla nuova legge elettorale. E questo "consapevoli della gravità politica che ne conseguirà", tanto più se come accaduto ieri per l'approvazione dell'emendamento super-canguro Esposito "Forza Italia risulterà determinante per l'approvazione della riforma che invece una parte del Pd non approverà". Lo ha preannunciato oggi Stefano Fassina.

"Nel voto finale del Senato - ha detto Fassina ai microfoni di Radio Città Futura - credo ci saranno dei comportamenti differenti sull'Italicum: una parte del Pd non voterà la legge elettorale. Sono consapevole della gravità politica dello scenario, ma temo che sbaglieremmo a non prendere atto della realtà dei fatti, ovvero del Partito del Nazareno. Comunque rimaniamo impegnati a condividere con tutto il Pd il criterio fondamentale per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, cioè l'autonomia dall'esecutivo e la capacità di garantire l'autonomia del Parlamento". D'altra parte "siamo consapevoli della gravità politica delle conseguenze che questo può determinare ma lo siamo altrettanto del fatto che le scelte che siamo chiamati a compiere la prossima settimana su riforme e capo dello Stato sono destinate a incidere sulla tenuta della democrazia prima ancora che della legislatura. La nuova legge elettorale che per certi versi è ormai peggio del Porcellum che fu introdotto a colpi di maggioranza dal centrodestra".

"Il patto stretto che Renzi ha fatto da tempo con Berlusconi, ignorando i contributi che arrivano dalla minoranza del Pd, si è trasformato nel Partito unico del Nazareno - ha continuato Fassina - Renzi ha scambiato con Berlusconi la possibilità di avere i nominati, con il premio alla lista. Purtroppo Berlusconi agisce come imprenditore e non come leader politico, altrimenti non avrebbe accettato il premio alla lista che penalizza il centrodestra che così non vincerà più, dovendosi dividere tra Lega e Forza Italia. Gli unici che pagano questo patto sono i cittadini, che si vedono ancora una volta sottratta la possibilità di scegliere chi li rappresenta e lo paga la nostra Costituzione, con un Parlamento molto meno autonomo".

Nel voto finale della Camera sulla prima versione dell'Italicum nel marzo 2014, invece, la minoranza Pd aveva condotto una dura battaglia sugli emendamenti votando però alla fine a favore, a partire da Bersani, Cuperlo e lo stesso Fassina. A defilarsi nel voto finale di Montecitorio fra i deputati Pd erano stati solo Pippo Civati ed Enza Bruno Bossio. In 14, fra i quali Enrico Letta, non avevano partecipato al voto. Altri 9, fra i quali Rosy Bindi e Francesco Boccia, erano invece quel giorno in missione.

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