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pubblicato il 02/mag/2014 12:07

Europee: Messina (Idv), basta rigore Merkel, non siamo sudditi Germania

(ASCA) - Roma, 2 mag 2014 - ''Il nostro slogan ''Europei non tedeschi' non e' certo un attacco al popolo tedesco, ma significa che noi non vogliamo essere sudditi della Germania.

La nostra non e' una scelta populista: non abbiamo niente contro i cittadini tedeschi e abbiamo contestato la scelta del sindaco di Abano Terme che ha censurato i nostri manifesti perche' ritenuti offensivi. La Germania non ha migliorato le cose, non ha governato bene, ma ha approfittato della sua attuale posizione di forza. A questo punto la Merkel deve dirci se vuole far parte dell'Unione europea, oppure se vuole dominare sull'insieme di Stati''. E' quanto ha dichiarato il segretario nazionale dell'Italia dei Valori, Ignazio Messina, ospite della trasmissione Omnibus. ''In questo momento in Germania la produttivita' cresce piu' dei salari - ha aggiunto Messina - e questo rappresenta un problema per l'economia. Cio' comporta un surplus di produzione che costringe gli altri Paesi, piu' deboli, ad avere difficolta' a competere. Se le nostre aziende in Italia sono tassate al 46%, mentre quelle tedesche ed inglesi sono tassate al 21%, considerato anche il costo dell'energia, come fa l'Italia a competere? E' ovvio allora che la Germania puo' esportare i suoi prodotti perche' non consente di far crescere gli altri Paesi, ed aumentano cosi' anche i salari interni''. ''Noi riteniamo che in Italia per iniziare ad intraprendere un nuovo cammino bisogna creare lavoro - sottolinea Messina - il Job Act e' sicuramente un tentativo positivo, ma si occupa per lo piu' di organizzare il lavoro che non c'e', piuttosto che di creare occupazione. Secondo noi, invece, occorre creare una flessibilita' in uscita, ad esempio, per i lavoratori, per fare in modo che dai 60 ai 70 anni si possa andare in pensione con degli incentivi per consentire cosi' l'accesso al lavoro ad altre persone, soprattutto giovani. Il futuro del nostro Paese non puo' dipendere da un contratto a tempo determinato''.

''Rilanciare l'economia attraverso il precariato non e' la strada giusta - conclude Messina - ridurre il costo del lavoro significa rendere le imprese competitive e abbassando le tasse, facendole pagare a tutti''.

com/vlm

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