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pubblicato il 19/mar/2014 12:44

Europee: intesa equilibrio genere per voto 25 maggio,pensando a Italicum

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 19 mar 2014 - Da giovedi' 22 a domenica 25 maggio i cittadini europei dei paesi appartenenti alla Ue voteranno per rinnovare l'Europarlamento. Quattro giorni che ovviamente non sono di urne continuamente aperte, ma per venire incontro alle abitudini dei diversi paesi. C'e' infatti chi e' solito votare durante la settimana e chi invece -come l'Italia- utilizza tradizionalmente la domenica.

Ogni stato elegge un numero di eurodeputati in proporzione alla propria dimensione e popolazione, numero che e' stato fissato a livello comunitario in occasione dell'ultima votazione. Il ventaglio va dai 6 deputati dei paesi piu' piccoli come Malta, Cipro, Lussemburgo ed Estonia, al massimo di 96 previsto per la Germania, lo stato piu' grande e piu' popoloso dell'Unione. All'Italia spettano 72 eurodeputati, come anche alla Francia. Come avviene per il nostro parlamento nazionale, gli eletti entrano in uno dei gruppi in cui e' articolato l'Europarlamento e del quale sono i veri motori di funzionamento. I principali sono il Ppe e il Pse. A quest'ultimo ha recentemente aderito il Pd motivando cosi' la variazione del nome in Socialisti e Democratici. La vera novita' delle prossime elezioni europee e' data pero' dalla indicazione da parte dei gruppi del rispettivo candidato alla presidenza della Commissione europea, che rispetto all'Europarlamento e' il governo della Ue. Anche se in modo indiretto i cittadini europei ''eleggeranno'' dunque per la prima volta anche il capo del governo europeo. Il 25 maggio gli italiani che si recheranno al voto riceveranno una scheda su cui dovranno tracciare la classica croce sul simbolo del partito prescelto. Sara' possibile esprimere delle preferenze, fino ad un massimo di tre, scrivendo nome e cognome del candidato. Per le elezioni europee l'Italia e' divisa in cinque macro circoscrizioni: nord-ovest, nord-est, centro, sud, isole. Ogni circoscrizione ha una scheda elettorale di colore diverso dalle altre. Il sistema in uso e' il proporzionale con uno sbarramento al 4%.

Proprio di queste procedure si sta discutendo al Senato dove sono state proposte delle modifiche. Tramontata l'ipotesi di un abbassamento della soglia al 3% (ma anche al 2%) proposta dai partiti piu' piccoli, che si sentono schiacciati dai tre maggiori, sembra che un accordo possa essere accolto per l'equilibrio di genere, prevedendo che una delle tre preferenze sia obbligatoriamente di genere diverso - pena l'annullamento del voto -. L'accordo raggiunto prevede altresi' che dal 2019, ovvero alle nuove elezioni europee, le preferenze saranno solo due e se si vuole esprimerle entrambe obbligatoriamente di genere diverso. Una clausola di salvaguardia femminile, ma che vale anche per i candidati maschi. L'accordo in questo senso e' politicamente importante in se' ma anche in proiezione sulla riforma della legge elettorale nazionale che dovra' essere presto presa in esame proprio al Senato, dove e' stata incardinata alla Commissione Affari costituzionali. Una questione particolare, che si trascina dalle prime votazioni europee, e' quella della separazione della Sardegna dalla Sicilia nella circoscrizione Isole. Il motivo e' che i candidati sardi, a causa di una popolazione minore della loro regione rispetto alla Sicilia, partono svantaggiati se non battuti in partenza se non c'e' un accordo politico a loro sostegno. Anche questa volta comunque la circoscrizione Isole non dovrebbe avere modifiche e dunque se ne riparlera' per il 2019. Di riflesso, o in conseguenza, all'approvazione delle norme per la legge elettorale europea si e' gia' innescata una discussione sui tempi della riforma elettorale nazionale, l'Italicum. Forza Italia preme perche' si passi subito a questo capitolo concedendo solo la priorita' al ddl Delrio sull'abolizione delle Province. Di posizione diversa le forze politiche della maggioranza - e pare di capire anche di Renzi - favorevoli ad affrontare per prima la riforma costituzionale per la trasformazione del Senato in una camera delle Autonomie. Posizione esplicitamente espressa ieri dal presidente dei senatori Democratici Luigi Zanda e da una apertura in questo senso fatta dalla ministra per le Riforme Maria Elena Boschi (quindi col placet dello stesso Renzi). min/vlm

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