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pubblicato il 25/nov/2015 19:44

Ennesima fumata nera su Consulta, un centinaio i franchi tiratori

Pd conferma Barbera, Fi Sisto. Zanda accusa: manovra politica

Ennesima fumata nera su Consulta, un centinaio i franchi tiratori

Roma, 25 nov. (askanews) - Non tiene alla prova del voto nel segreto dell'urna il patto tra maggioranza e Forza Italia sui tre giudici costituzionali: nessuno dei tre candidati indicati da Pd, Area Popolare e Fi - Augusto Barbera, Francesco Paolo Sisto, Giovanni Pitruzzella - raggiunge il quorum di 571 voti richiesti e il Parlamento in seduta comune registra l'ennesima fumata nera frutto del lavoro di un centinaio di franchi tiratori.

Eppure al termine delle votazioni per schede, i numeri dei partecipanti al voto promettevano bene: affluenza alta, 877 votanti su 951 aventi diritto, solo 74 assenze, pochissime in Pd e Ncd. "I franchi tiratori dovrebbero essere più di quelli di Prodi...", osservava Rocco Palese, deputato azzurro. Lo diceva ottimista, pronosticando una fumata bianca probabile all'80%. E invece poco più di mezz'ora dopo la sua previsione si avvera amaramente. Si ferma a 511 voti Sisto; sotto i 500 voti Pitruzzella che ottiene 492 preferenze. Il più votato della terna, Barbera, ottiene 536 voti: solo 35 in meno del quorum ma un centinaio in meno rispetto ai numeri su cui potevano contare sulla carta Pd, Ap, Fi, Sc.

Un centinaio di franchi tiratori, quindi, che hanno dirottato i propri voti altrove. Le ipotesi sono diverse: su Gaetano Piepoli, deputato di Per l'Italia-Centro democratico, indicato dal gruppo guidato da Lorenzo Dellai in polemica con il resto della maggioranza per essere stati tagliati fuori dalla trattativa. Piepoli contava su 13 voti, ne ha ottenuti 56; su Franco Modugno, il candidato del Movimento 5 Stelle, che avrebbe dovuto ottenere 127 voti pentastellati e invece ne ha raccolti 140; sulle schede bianche 83 in tutto un numero ben superiore ai voti di Sinistra italiana e Lega che hanno dichiarato il non voto; alto anche il numero di schede nulle, ben 36.

Pd e Forza Italia si affrettano a dire che i rispettivi candidati, cioè Barbera e Sisto, sono confermati e chiedono rapidamente una nuova votazione. Area Popolare invita ad andare avanti con la terna impallinata oggi. "Bisogna allargare il perimetro dell'accordo istituzionale ed eleggere quanto prima i giudici", spiega il presidente dei deputati dem, Ettore Rosato. I capigruppo azzurri Renato Brunetta e Paolo Romani parlano di "risultato lusinghiero" e lo stesso candidato Sisto non sembra darsi per vinto: "I nuovi candidati - osserva - superano i 500 voti, i numeri tengono, bisogna solo affinare qualcosa". E nega che il problema arrivi da Forza Italia. Ma la difficile tenuta del partito di Silvio Berlusconi non è una novità in occasione dell'elezione per la Consulta (e in altre occasioni). Prima di Sisto era toccato ad Antonio Catricalà, Ignazio Caramazza, Donato Bruno. Oggi, a taccuini chiusi, non è difficile raccogliere i malumori dei parlamentari azzurri. Non si tratta di critiche a Sisto, abbastanza condiviso come candidato, c'è chi protesta perché l'indicazione della terna è arrivata via sms senza neanche la convocazione di un'assemblea e poi c'è addirittura qualcuno che sa che la sua vicenda politica si esaurirà in questa legislatura e guarda con invidia al posto fisso che toccherebbe per nove anni a un suo collega di gruppo.

Nel Pd invece Rosato e David Ermini minimizzano, nessuna accusa alla minoranza interna che con Davide Zoggia assicura di aver votato la terna. Arriva però dal presidente dei senatori dem Luigi Zanda un'accusa che è difficile non leggere in quella direzione: "Oggi, all'elezione dei giudici costituzionali, è mancato un numero elevato di voti. Difficile che i voti mancanti provengano da un unico gruppo politico. Spesso il voto segreto non viene usato a tutela della libertà di coscienza, ma per manovra politica".

M5S, che aveva bocciato Barbera, con Alessandro Di Battista e Danilo Toninelli esulta: "L'inciucio Pd-Fi è fallito, un'ottima notizia per i cittadini italiani. Non sono nemmeno in grado di spartirsi le poltrone". E Toninelli chiede "il metodo a 5 stelle della trasparenza e della condivisione. Fate nomi degni come ha fatto il M5S e in cinque minuti questa triste storia sarà solo un brutto ricordo".

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