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pubblicato il 21/feb/2013 11:12

Elezioni: Storace, pronta nuova stagione per sanita' nel Lazio

(ASCA) - Roma, 21 feb - ''Se ci si pensa bene, quello di ieri sottoscritto a Roma tra me e Berlusconi, il contratto sulla salute per il Lazio, e' qualcosa di ancora piu' importante di quanto si preveda per la sola regione nella quale combatto per tornare presidente''. E' quanto scrive Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra e candidato alla presidenza della Regione Lazio, sul sito del partito e su Il Giornale d'Italia.

''Il capo del centrodestra - aggiunge - e lo ascrivo a merito di una sensibilita' sociale che ritrova senso politico grazie anche alla nostra presenza in coalizione, ha detto chiaro e tondo che tra le spese che uno Stato non deve tagliare solo proprio quelle che riguardano la sanita'. Che non vuol dire licenza di pacchia, che non significa sperperare. Ma che razionalizzare non deve per forza di cose significare razionare. E' la conferma sostanziale di una nostra intuizione programmatica: la salute non e' un debito ma un diritto. Investire in sanita' e' un dovere''.

''Qui sta la conseguente sottoscrizione del 'contratto' per il Lazio. Si smontano le favole sul debito - prosegue Storace - e magari si prendera' finalmente atto che l'anno di maggiore esposizione finanziaria della regione e' stato il 2006, che segno' il record di duemila miliardi di euro - governava Marrazzo da un anno e mezzo, dal maggio 2005 - e Romano Prodi lo commissario' nel 2007''.

''Ma e' il commissariamento della sanita' che va tolto di mezzo - conclude - senza ombra di dubbio. Io e Berlusconi ci siamo impegnati reciprocamente a 'identificare specifici strumenti economici diversi dal commissariamento che garantiscano piena sovranita' alla Regione in materia, in considerazione anche delle peculiari caratteristiche dei flussi sanitari prevedendo a tal fine una specifica regolamentazione per il turn over degli operatori, al fine di mantenere qualita' e continuita' delle cure'. Sostanza: via i tecnocrati; le persone hanno un valore e non sono solo numeri; il lavoro precario non puo' diventare la regola''.

com/

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