martedì 21 febbraio | 14:00
pubblicato il 29/nov/2012 21:58

##Elezioni/ Stop a dl taglia firme,Senato deserto non lo converte

Lega s'impunta su richiesta numero legale, ipotesi nuovo decreto

Roma, 21 dic. (askanews) - Dopo due giorni di travagliato iter alla Camera, il decreto taglia-firme si blocca a pochi metri dalla conversione in legge nell'Aula praticamente deserta del Senato dove la Lega si impunta e annuncia la richiesta di verificare un numero legale che alle 21 del venerdì prima di Natale non c'è. Il presidente del Senato, Renato Schifani, convoca una nuova seduta il 28 dicembre alle 15, si dice "amareggiato" per "un finale di legislatura così triste" e non manca di "biasimare" i senatori che hanno lasciato il Palazzo nonostante sapessero che da Montecitorio sarebbe arrivato il provvedimento da approvare. E pensare che alla Camera, dopo due giorni di tira e molla, le forze politiche avevano raggiunto un accordo che modificava il decreto del governo e riduceva del 75% il numero di firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali. Ad eccezione del Pd, Pdl, Lega e Idv (esonerati secondo la norma vigente dalla raccolta) tutti gli altri movimenti e partiti avrebbero dovuto mettere insieme circa 30mila sottoscrizioni. Il Carroccio tuttavia ha fatto sapere di essere stato escluso da questa intesa e a Palazzo Madama ha fatto la mossa che per molti significa la morte del decreto. Tanto che Schifani ha spiegato che si riserva di sentire il governo e di chiedergli di valutare l'ipotesi di presentare un nuovo decreto. Non convertito, infatti, il provvedimento, secondo Anna Finocchiaro (Pd), mette "un inciampo al procedimento elettorale, lo espone al rischio di ricorso e invalidazione". L'accusa della presidente dei senatori democratici al Carroccio è di fare "in modo che un pezzo del paese venga inibito da avere regole chiare e certe. Di che cosa avete paura?". Il riferimento lo fa più esplicito il capogruppo dell'Udc, Giampiero D'Alia: "Non avete valutato le conseguenze politiche ed elettorali del vostro gesto - dice ai leghisti - vi assumete la responsabilità di dire ai movimenti come Grillo 'vi creiamo un problema perché non vi vogliamo in Parlamento'". Ad oggi quindi non esistono regole certe per lo svolgimento delle elezioni: il decreto in vigore dal 18 dicembre copre sì il periodo della raccolta delle firme (da consegnare tra il 34mo e il 35mo giorno prima del voto) ma contiene anche norme che riguardano gli osservatori Osce e il voto degli italiani all'estero che, in caso di mancata conversione, decadrebbero senza effetto per le elezioni del 24 febbraio.

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