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pubblicato il 16/nov/2012 21:54

Elezioni/ Pd vede election day più vicino e teme l. elettorale

La trincea di Bersani: riforma deve essere condivisa da tutti

Elezioni/ Pd vede election day più vicino e teme l. elettorale

Roma, 16 nov. (askanews) - Ufficialmente i commenti democratici sulla data delle regionali sono positivi, ma è evidente la differenza di toni tra Pdl e Pdl. Il partito di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano capisce di avere quasi messo al sicuro l'election day, mentre per il Pd è ancora da capire come finirà la partita della legge elettorale. Giorgio Napolitano ha cercato la mediazione insieme a Mario Monti e a i presidenti delle Camere: è stato suggerito il 10 marzo come data per le regionali e come possibile data anche per le politiche, a patto che si realizzeranno le "condizioni". Di fatto, però, al Pd hanno chiaro un punto: difficilmente si potrà tornare indietro dall'election day, mentre l'esito del confronto sulla legge elettorale è tutto da vedere. Pier Luigi Bersani oggi ha fatto diffondere una nota su questo argomento per rilanciare il 'lodo D'Alimonte, ovvero soglia al 40% per il premio di maggioranza e 10% di 'premietto' se nessuna coalizione dovesse raggiungere il 'quorum'. La verità, però, è che il Pdl non intende affatto concedere il 10% e molti ai vertici del Pd scommettono che alla fine, se si farà la riforma, ci si dovrà accontentare dell'8%. Proprio per questo Bersani insiste su un altro punto: la riforma dovrà essere largamente condivisa, non può essere a maggioranza. Un concetto che il segretario Pd ha ribadito anche al Quirinale, nei contatti di queste ore. Il problema è che Napolitano ha fatto chiaramente capire che farà "di tutto" per ottenere almeno una modifica minima della normativa, ovvero la soglia per il premio di maggioranza. Questo significa che se la riforma vera e propria dovesse arenarsi alla Camera, non sarebbe affatto escluso un intervento del Governo sulla parte 'condivisa', ovvero il premio al 40%. E anche in quel caso, il 'premietto' non potrebbe che essere un punto di mediazione tra la richiesta del Pd e quella del Pdl, appunto circa l'8%. Il Pd può provare a fare le barricate anche su questa correzione, ma sarebbe difficile spiegare il no per una differenza di due punti percentuali. Per questo c'è una certa preoccupazione nella sede generale democratica. Un dirigente di primo piano del partito spiega: "E' chiaro che l'election day si farà, il 10 marzo o il 7 aprile. E si farà anche la legge elettorale. Poi se sarà una buona legge o no, non so ancora dirlo".

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