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pubblicato il 06/feb/2013 18:42

Elezioni: patto Bersani-Monti inquieta Vendola. E Ingroia ne approfitta

Elezioni: patto Bersani-Monti inquieta Vendola. E Ingroia ne approfitta

(ASCA) - Roma, 6 feb - Da ieri, causa uno scambio di cortesi dichiarazioni tra Pier Luigi Bersani e Mario Monti, non si fa altro che discutere nuovamente di un accordo post-voto tra Pd e Scelta civica, se non addirittura di un ''patto'' tra i due leader. I toni tra il segretario piddino e il premier dimissionario sono del tutto cambiati dopo il viaggio in Germania del candidato premier del centrosinistra. A Berlino, Bersani ha incontrato Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze, e ha risposto a molte domande sulle sue proposte programmatiche presso il German council on foreign relations.

Monti, a sua volta, ha colto l'occasione del ''prontissimo a collaborare con il premier'' di Bersani da Berlino per dire con nettezza senza precedenti: ''L'idea che si possa tornare a una maggioranza di governo Pdl-Lega fa mi fa leggermente rabbrividire''. Se il viaggio del segretario del Pd aveva come obiettivo legittimarsi ancora di piu' a livello europeo in vista di una sua eventuale premiership, l'obiettivo e' stato raggiunto con la condizione - forse posta da Schauble a nome del suo governo - di lanciare il dialogo con Monti che in Germania e' molto stimato per via del suo passato di commissario europeo.

Fino a ieri Bersani si era limitato a dire che dopo il voto avrebbe aperto il confronto ai centristi e che in ogni caso la coalizione candidata al governo restava quella di centrosinistra formata da Pd, Sel, socialisti di Riccardo Nencini e Centro democratico di Bruno Tabacci. Da piu' di ventiquatt'ore gli accenti sono cambiati, nonostante oggi il segretario del Pd, dai microfoni di ''Radio Anch'io'', abbia provato a ridimensionare la portata della novita': ''Dico sempre che mi ritengo alternativo a Berlusconi e alla Lega, sono disponibilissimo a discutere con Monti. Per fare le riforme o il governo, lo vedremo. Oggi e' stata data un po' piu' di enfasi, forse per il timing, a parole che ripeto sempre: sono pronto a discutere con chi si ritiene alternativo a Berlusconi e alla Lega. Ho sempre detto che mi comportero' come se avessi il 49% anche se avro' il 51%''. Le critiche ai media di Bersani per aver voluto cercare una notizia a tutti i costi appaiono eccessive. La controprova e' che Nichi Vendola fa fatica a celare il disappunto, come in occasione dell'intervista sul sito del quotidiano ''la Stampa'': ''Sul tema dei diritti e sulla visione economica, ci sono distanze siderali tra noi e Monti, che e' un classico conservatore europeo. Lo ha ripetuto piu' volte pure Bersani. Se c'e' una distanza cosi' forte, come si puo' pensare di governare insieme?''. Il leader di Sel aggiunge: ''Il centrosinistra ha il dovere di governare senza il partito delle elites, il che non significa escludere il concorso di altre forze, a iniziare da Monti, sulle riforme istituzionali''. Vendola delimita quindi il territorio del confronto con Monti e ricorda successivamente a Bersani ''di essere il candidato del centrosinistra scaturito dalle primarie a cui hanno partecipato 3 milioni di persone, con un mandato programmatico preciso'', che non contempla alleanze di governo con Monti, Casini e Fini. Di tonalita' completamente diversa l'esternazione di Beppe Fioroni, tra i piu' filomontiani all'interno del Pd, che ritiene ''inevitabile'' l'avvio del confronto con il presidente del Consiglio dimissionario.

Antonio Ingroia, candidato premier per Rivoluzione civile, tende la mano al leader di Sel dai microfoni del Tg1: ''Finalmente da Vendola sentiamo parole di sinistra.

Convinciamo insieme Bersani ad abbandonare al suo destino il tecnocrate, l'impiegato dei poteri forti Mario Monti e costruiamo insieme un governo post elettorale di sinistra che dia una speranza al paese''. L'ex procuratore aggiunto di Palermo sembra cambiare registro rispetto alla polemica frontale contro Vendola accusato nei giorni scorsi ''di usare come un taxi la coalizione di centrosinistra per tornare in Parlamento'' e di non contrappoorsi alla destra liberista rappresentata da Monti.

Tra Sel e Rivoluzione civile e' in atto la lotta fratricida all'ultimo voto nella fetta piu' di sinistra dell'elettorato.

L'oscillare di Bersani tra Monti e la difesa della sua coalizione (''nessuno tocchi il mio polo'') rischia di mettere in difficolta' proprio Vendola, esposto di conseguenza alla concorrenza di Ingroia.

Bersani, invece, potrebbe avere presto problemi nel suo partito dove gia' si vocifera che potrebbe prendere meno voti della segreteria di Walter Veltroni alle Politiche del 2008 (33,2%). E c'e' gia' chi gli rimprovera di non aver perseguito subito l'alleanza con Monti al posto di quella con Vendola (dallo stesso Veltroni alla corrente di Enrico Morando) e chi, ad esempio la ''Velina rossa'' di oggi, gli imputa di non aver difeso la sua coalizione e le sue scelte politiche da pressioni indebite nel breve viaggio a Berlino.

Da qui al 24 e 25 febbraio Bersani e' costretto a non sbagliare una mossa, se vuole dare ragione all'antico proverbio che dice: ''Chi vince ha sempre ragione''.

gar/vlm

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