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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Elezioni/ Monti va al Ppe, centristi esultano: Ormai è in campo

Ma p.Chigi frena. Grandi manovre moderati: Escludiamo Berlusconi

Roma, 14 dic. (askanews) - "Ormai è in campo". Poche parole, dette col sorriso sulle labbra da uno dei suoi ministri. L'epifania di Mario Monti alla riunione del Ppe non ha altre letture, nell'area che da tempo aspettava un segnale dal Professore. E il luogo e il tempo scelti definiscono il perimetro dell'iniziativa del premier, almeno a sentire un leader più che interessato alla discesa in campo: figura unificante delle liste di centro, quelle esistenti e quelle che stanno per nascere. Con un muro a dividerlo da Silvio Berlusconi, fatto erigere dai leader popolari europei. Ma a frenare gli entusiasmi dell'area moderata è palazzo Chigi, che nega con decisione che l'intervento al Ppe sia da leggere come l'annuncio di un impegno più marcato di Monti: "Quello che interessava al Professore era ascoltare i popolari europei, difendere l'operato del suo governo, di fronte a Berlusconi che gli ha tolto il sostegno e che per settimane ha attaccato la linea seguita". Insomma, il premier si sarebbe semplicemente voluto togliere il classico sassolino dalla scarpa. Tanto che da palazzo Chigi invitano alla lettura attenta delle parole di Wilfried Martens, in particolare quando spiega che i leader Ppe "supportano l'azione politica del governo Monti e le riforme realizzate che hanno contribuito a stabilizzare l'euro" e "hanno espresso la loro speranza che i leader di centro e centrodestra troveranno il modo di costruire su questa traccia positiva". Ovvero, è la lettura di palazzo Chigi, "l'importante è che si prosegua su questa strada, non c'è alcun riferimento a Mario Monti come futuro candidato". Resta però l'appoggio al professore di tutte le cancellerie, e la frecciata rifilata dallo stesso Monti al Cavaliere: "Sono venuto a spiegare il motivo delle mie dimissioni" causate "dal venire meno del sostegno del Pdl". Ma al di là della versione di palazzo Chigi, l'entusiasmo nell'area moderata è alle stelle. Ieri c'è stata una riunione dal ministro Andrea Riccardi con Pier Ferdinando Casini e Andrea Olivero. E c'è già chi parla di una "coalizione per Monti", se non si dovesse riuscire a federare in un unico simbolo tutte le liste interessate: Udc, Fli, Montezemolo e Riccardi, i settori del Pdl interessati (tra i quali viene dato per certo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, oltre a Frattini e all'area cattolica), ognuno con il suo simbolo potrebbero dare vita ad una coalizione secondo le regole del 'Porcellum'. Lasciando fuori "i populisti e gli antieuropeisti", come sottolineato in tutte le dichiarazioni che plaudivano a Monti. E l'identikit italiano del "populista e antieuropeista", in molti lo disegnano col volto di Berlusconi, con l'obiettivo dichiarato di escluderlo da ogni alleanza, tirando giù dal carro chi volesse salirvi in corsa: "Dobbiamo disegnare il nuovo centrodestra - spiega uno dei protagonisti dell'operazione - e per Berlusconi non c'è posto". Così come per quell'area del Pdl che "mai è stata veramente convinta del sostegno a Monti". Anche se poi a vincere le elezioni fosse il centrosinistra: "Bersani ha ribadito che dopo il voto aprirà al centro. E per noi la figura di Monti, faccia il premier, il presidente della Repubblica o il ministro dell'Economia, sarebbe garanzia sufficiente", ragiona un esponente dell'area 'montiana'. Ma altri sono più prudenti: "Il passaggio a Bruxelles è stato fondamentale, ma ancora non è passo ufficiale. E poi Berlusconi resta imprevedibile, sarà anche complicato tenerlo fuori se dovesse rompere con la Lega". In tutto questo, che Monti sia candidato o meno conta poco: "L'importante è la sua 'benedizione', che magari si metta a disposizione di coloro che vogliono portare avanti la sua agenda", spiega una fonte centrista.

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