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pubblicato il 14/nov/2012 22:05

Elezioni/ Monti: Approfondiremo, ma su politiche decide Colle

Si rifletterà ancora su Regionali, ma non serve decisione Cdm

Elezioni/ Monti: Approfondiremo, ma su politiche decide Colle

Roma, 14 nov. (askanews) - La minaccia di crisi avanzata dal Pdl, il pressing per l'election day che arriva anche dai centristi, la ferma opposizione del Pd. Mario Monti ha osservato da Algeri - dove era in visita ufficiale - lo scuotimento nella 'strana maggioranza' creatosi intorno alla data delle elezioni regionali e politiche. E per ora il premier prende tempo: nessun colloquio particolare con il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri (era anche lei in Algeria, ma il ritorno è avvenuto su voli separati), e soprattutto la sottolineatura che "la competenza sulle politiche è esclusivamente del Capo dello Stato". Dunque nessun orientamento, tanto meno prima di aver parlato con Giorgio Napolitano, punto di riferimento del premier su una questione così delicata. Ma di sicuro da parte del presidente del Consiglio c'è la disponibilità ad "approfondire la questione", e dunque - almeno in ipotesi - la disponibilità a rivedere la decisione che per ora vede fissate al 10 febbraio le regionali di Lombardia, Lazio e Molise, e a data da destinarsi (presumibilmente il 7 aprile) le politiche. L'argomento era stato affrontato già nell'ultima riunione del Consiglio dei Ministri: sul tavolo c'erano però solo questioni 'tecniche'. Ovvero da un lato l'esigenza di risparmiare sui costi e dunque procedere ad un accorpamento generale, dall'altro la necessità di restituire alla normalità democratica la gestione di due Regioni fondamentali come Lazio e Lombardia. E in quel caso l'orientamento di Monti era quello di prediligere i risparmi, anche se poi si decise di prendere tempo. Poi l'accelerazione, con la sentenza del Tar che ha imposto al Lazio il voto nei primi mesi del 2013, e la conseguente decisione della Cancellieri di indire l'election day 'regionale' il 10 febbraio che ha scatenato le ire del Pdl. Ma ovviamente ora sul tavolo entrano in gioco questioni decisamente più politiche. E dunque anche la valutazione di rinviare l'election day regionale, a maggior ragione se il Consiglio di Stato dovesse accogliere il ricorso di Renata Polverini contro la sentenza del Tar. Per ora, la prima preoccupazione di Monti è che si conduca in porto la legge di stabilità nel modo più sereno possibile. La seconda è capire come i mercati reagirebbero ad un'accelerazione della fine dell'esperienza del governo tecnico. C'è poi il capitolo legge elettorale: in sintonia con Napolitano, più volte il premier ha sottolineato l'importanza di un sistema di voto che desse garanzie agli osservatori internazionali, richiamando proprio le parole del Presidente della Repubblica. Ora la posizione di palazzo Chigi è che "la legge elettorale non dipende da noi, a meno che i partiti non ci chiedano una mano". Ma c'è anche chi, in Parlamento, immagina un Monti più che interessato ad un sistema di voto che 'favorisca' un suo bis. L'unica certezza, spiegano da palazzo Chigi, è che il Consiglio dei Ministri di venerdì "non è chiamato a decidere alcunchè". Tecnicamente, infatti, basta una direttiva del Viminale ai prefetti di Milano e Campobasso per tornare indietro dalla decisione di votare il 10 febbraio, mentre per la data delle politiche - si ribadisce - la scelta spetta unicamente al Colle: "Ci atterremo alle determinazioni del Capo dello Stato". Ovviamente sempre che il Parlamento non ritiri prima la fiducia al Governo.

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