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pubblicato il 18/feb/2013 08:34

Elezioni: Grillo da' forfait a Sky. Prodi sul palco, ''uniti per Bersani''

Elezioni: Grillo da' forfait a Sky. Prodi sul palco, ''uniti per Bersani''

(ASCA) - Roma, 18 feb - Doppia sorpresa nell'ultima domenica elettorale prima del voto. Da una parte Beppe Grillo, con un tweet, da' forfait a Sky, dall'altra l'ex premier Romano Prodi, dopo quattro anni, torna su un palco e lo fa a Milano, alla manifestazione del centrosinistra in piazza Duomo, per chiedere di votare ''uniti'' Pier Luigi Bersani alle Politiche e Umberto Ambrosoli come presidente della Lombardia. Ma se il leader del Movimento 5 Stelle si rifiuta di andare in tv, quello di Scelta Civica, Mario Monti, chiede al segretario del Pd e a Silvio Berlusconi un confronto televisivo prima del voto. Nel frattempo, proprio Berlusconi, impegnato in un comizio a Torino, si dice convinto della vittoria e torna ad attaccare Grillo: ''Le sue piazze ci fanno un baffo. Lui e' un pericolo per la democrazia''. Poi fa una promessa: ''Se Monti, Casini e Fini non supereranno il 10% e resteranno fuori dal Parlamento io mi ubriaco. Mettete il prosecco in frigo''. Casini replica con ironia: ''E' meglio che Berlusconi lasci stare l'alcol, e' gia' abbastanza confuso''. La domenica politica si apre con Berlusconi che riempie il Lingotto, mentre Monti, su Youtube, lancia un appello ai suoi principali avversari: ''Mancano pochissimi giorni al voto - afferma - davvero volete sottrarre ai cittadini italiani il diritto di formarsi un'idea sulla base di un confronto diretto tra i candidati? Onorevole Berlusconi, onorevole Bersani, non facciamo questo''. Gli occhi pero' sono puntati su Grillo, nell'attesa della sua prima apparizione in un salotto tv. Ma nel pomeriggio scoppia il caso, con il passo indietro a sorpresa del leader di M5S. Grillo scrive su twitter: ''L'intervista in diretta con SkygT24, prevista per le 20.30 di oggi da Genova, non si fara'''. Il forfait viene poi confermato anche da Sky con una nota: ''Beppe Grillo si e' tirato indietro. Nonostante l'impegno preso e dopo aver annunciato in diverse occasioni, anche via twitter, il suo ritorno in tv per domenica 17 febbraio su Sky TG24, i leader del Movimento 5 Stelle fa sapere, senza alcun motivo evidente, che si sottrarra' all'intervista''. Poco dopo, a parlare e' lo stesso Grillo, con un video spot apparso sul suo blog: ''Ci sono due modi per fare campagna elettorale. Il primo serviti e riveriti nei salotti tv, magari con trasmissioni 'cucite addosso'. Noi preferiamo il secondo: nelle piazze, tra la gente. Perche' la politica e' delle persone. Per questo il 24 e 25 febbraio votate per voi movimento 5 stelle. Ci vediamo in Parlamento, sara' un piacere''. Piu' tardi torna a parlare dal palco di Savona: ''I politici vanno in tv, ma che cosa ci vanno a fare? Io ho rifiutato, e credo di aver fatto bene. Questi vanno e poi dicono tutto e il contrario di tutto. Sono dei ridicoli, devono andare a casa. A noi ci stanno sottovalutando, ma alla fine anche senza tv i nostri sacrifici saranno premiati''. Da Milano replica Bersani, per il quale ''Grillo non va in tv perche' la' qualche domandina devono fartela''. Ed e' proprio nella piazza di Milano che Bersani fa il pieno con circa trentamila persone, per gli organizzatori. Da qui, garantisce il leader del Pd, ''porteremo l'Italia fuori dal buio''. Poi a sorpresa viene raggiunto da Prodi: ''Oggi era importante esserci - afferma l'ex premier -. Sono venuto qui per ribadire l'importanza della sfida per l'Italia e per la Lombardia e per farvi l'invito a votare uniti. E poi torno al mio lavoro''. Prodi chiede quindi di imparare dagli errori del passato, quando una coalizione frammentata e litigiosa aveva portato alla caduta del suo secondo governo: ''La prossima squadra al governo restera' unita perche' ha imparato la lezione, a differenza del passato. Non e' che i traditori di destra e sinistra - aggiunge - abbiano fatto una bella fine''. Concetto ribadito dallo stesso Bersani che assicura come questa volta il centrosinistra non si dividera', quindi ''chi si diverte a sfruculiare nella nostra coalizione si riposi''. Anzi, per il leader Pd ''saranno gli altri a frantumarsi''. Dello stesso avviso il leader di Sel, Nichi Vendola: ''Non saro' un elemento di disturbo ma di stabilita'''. Bersani manda poi un avvertimento a Monti: ''Non acccetto che si creino formazioni attorno alle persone''. Infine ricorda che ''mancano ancora sette giorni, poi il giaguaro lo smacchiamo noi''. Su queste parole ironizza Prodi: ''I miei amici africani mi chiedono perche' ce l'abbia tanto con i giaguari da smacchiare. Io me la cavo rispondendo che ce l'ha anche con i tacchini''. Mentre il centrosinistra dal palco di Milano si dichiara compatto, Monti dice di essere pronto anche a stare all'opposizione se il governo che si profilera' dopo le elezioni non sara' sufficientemente riformista: ''Siamo prontissimi a stare all'opposizione. Non parteciperemo a un governo che non abbia un forte orientamento alle riforme''. Poi ricorda le sue condizioni: ''Lavoro piu' flessibile, ridimensionamento della struttura e della spesa pubblica, meno tasse su lavoro, imprese e famiglie. E' su queste riforme, dice, che si possono costruire le eventuali alleanze''. Il premier dimissionario dice di aver ''sentito fuochi concentrici'' su di lui, ''come e' giusto, se uno scompagina i giochi degli altri e' giusto che gli altri dicano che cosa pensano di lui''. Poi, parlando della campagna elettorale, spiega: ''Ho reagito talvolta con parole aspre, essenzialmente quando si e' cercato di rovesciare la verita', dicendo che non e' affatto vero che nel novembre 2011 la situazione delle finanze ed economica fosse precaria''. A questo proposito Berlusconi continua a tenere il punto e ribadisce che ''gli italiani, dopo questa brutta politica di austerita' alla quale i professori ci hanno obbligato acriticamente su imposizione dell'Europa, ci confermeranno''. Dunque ''uscite e convertite quelli che ancora convertiti non sono, gli scettici e gli indecisi''. Dopo aver dipinto Bersani e Vendola come la sinistra delle tasse e aver criticato Monti per aver portato il Paese verso la recessione l'ex premier torna ad attaccare Equitalia: ''Non possiamo consentire che l'Italia si trasformi in uno Stato di polizia fiscale''. ceg/vlm

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