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pubblicato il 12/feb/2013 16:41

Elezioni: ex parlamentari, per pensiero debole parole deboli

Elezioni: ex parlamentari, per pensiero debole parole deboli

(ASCA) - Roma, 12 feb - Da qualche tempo l'Associazione ex parlamentari della Repubblica, con convegni sulle riforme istituzionali o sulla crisi economica, prova a proporsi come luogo di discussioni e sulle trasformazioni della politica.

Gerardo Bianco, che presiede l'Associazione, rammenta spesso che chi e' stato parlamentare in passato ha la memoria storica per segnalare con piu' distacco di altri i problemi di fondo dello scenario politico. Il tema scelto nel convegno di oggi era ''Come parla il Parlamento'' che allude immediatamente al linguaggio della politica e alle forme della comunicazione politica.

Domenico Rosati, ex presidente delle Acli ed ex senatore, in un breve intervento introduttivo adombra l'interrogativo che ''alla debolezza delle parole attuali della politica possa corrispondere una debolezza del pensiero politico'' che dovrebbe sostanziare i diversi progetti politici''.

Insiste Gennaro Lopez, in un altro intervento introduttivo: ''Questo convegno muove dal disagio legato al distacco e all'estraneita' che molti di noi provano rispetto al linguaggio attuale della politica. Ognuno ricorda quando 'compromesso storico', 'convergenze parallele' o 'governabilita'' alludevano a specifiche strategie. Vogliamo capire perche' la politica ha perso il suo primato e forse la sua dignita' a inziare da Tangentopoli. Oggi si parla di 'casta', 'inciucio', 'incesto' parlando di alleanze''.

L'Associazione ex parlamentari ha chiamato alcuni docenti universitari per avviare la ricognizione dei temi per una possibile ricerca sulla parabola del linguaggio della politica. Spiega il professor Paolo D'Achille: ''Qual e' l'italiano che adoperano i politici? Le parole - come 'riformista', 'radicale', 'federalista' - cambiamo a seconda delle stagioni. Intanto e' un fiorire di suffissi 'ismo', 'isti' e di prefissi come 'ex', post, eccetera''. Basta pensare alla parola 'Palazzo' gia' usata da Guicciardini come sinonimo di potere e poi rilanciata da Pasolini. O 'inciucio', usata per la prima volta da D'Alema nel 1995 in un'intervista, che deriva dal siciliano 'ciu ciu' per indicare un accordo sottobanco''. Il discorso potrebbe continuare con 'bipolare', termine nato dall'eletronica nel 1913 poi usato dagli anni Trenta per indicare un sistema politico, o 'esodati', parola nata per indicare i cittadini che abbandovano i territori di confine con la Jugoslavia nel dopoguerra.

Miriam Di Carlo analizza i discorsi parlamentari di alcuni leader nelle legislature XI e XV per metterne in evidenza evoluzioni e a volte incongruenze. Michele Cortelazzo illustra una dotta analisi dei discorsi istituzionali, in particolare dei presidenti di Camera e Senato degli ultimi decenni. Dei problemi di trascrizione dei discorsi e degli atti parlamentari si occupa Franca Orletti che ricostruisce il passaggio dalla stenografia agli stenotipisti fino alle moderne tecnologie di oggi. Claudio Giovanardi argomenta come personalizzazione e spettacolarizzazione della politica abbiamo finito per influenzare il linguaggio della propaganda elettorale: ''Meno comizi e piu' lunghe esibizioni televisive con giornalisti piu' o meno compiacenti. Come se si trattasse di calcio, i partiti devono poi avere una squadra, delle punte e un presidente che possa far sognare''. Giovanardi non risparmia dalla sua analisi anche una puntuale ricostruzione degli slogan piu' usati nella campagna elettorale in corso dove le metafore senza contenuti, a suo parere, si sprecano.

Edoardo Novelli illustra il percorso della comunicazione audiovisuale, dai primi spot di fine anni Settanza fino alla nascita dei talk show e all'uso nei giorni nostri di Internet dove discorsi e immagini sono affidati dai partiti ai socialnetwork che li distribuiscono sulla rete per ulteriori usi imprevedibili.

Convegno utile, forse con la sola pecca di un eccesso di tecnicismo per segnalare le aporie del linguaggio politico che altri protagonisti della politica - per esempio i cronisti parlamentari e i giornalisti in genere - avrebbero potuto analizzare ricostruendo come e' mutato nel tempo il loro ruolo di cronisti nel raccontare la politica. ''Il nostro lavoro non finisce qui. La nostra ricerca andra' avanti'', ha pero' avvertito Bianco a nome dell'Associazione ex parlamentari in chiusura di discussione.

gar/sat

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