giovedì 08 dicembre | 09:34
pubblicato il 08/mag/2012 20:59

Elezioni/ Cav prova uscire da angolo. E valuta confederazione

Anche su legge voto si gioca partita con Udc. Casini sente Fini

Elezioni/ Cav prova uscire da angolo. E valuta confederazione

Roma, 8 mag. (askanews) - C'è un segretario, Angelino Alfano, che scosso dal disastro elettorale nella 'sua' Palermo e da crescenti fibrillazioni interne si appresta a ragionare stasera con Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl anche di una frantumazione 'controllata', per dar vita a una confederazione pronta a correre nel 2013. E c'è un leader di partito, Pier Ferdinando Casini, che stamane al telefono con Gianfranco Fini (non trova invece conferma l'indiscrezione di un vertice) avrebbe ragionato sul risultato del Terzo Polo - poco brillante - capace finanche di mettere in discussione la convinzione centrista della bontà del sistema elettorale proporzionale. C'è infine un'intera area, quella dei moderati, che si ritrova dopo lo tsunami delle amministrative a pagare un prezzo altissimo sull'altare della frammentazione, ma che non scorge sbocchi alternativi. Almeno finché Silvio Berlusconi manterrà un ruolo attivo nell'agone politico. In fondo, Casini ha candidamente ammesso che "i moderati sono sotto le macerie". E Alfano ieri ha parlato apertamente di sconfitta, salvo sfumare oggi - dopo la diversa interpretazione fornita dal Cav - la lettura negativa dei dati elettorali con un comunicato e non, come sembrava in un primo momento, con una conferenza stampa. Manca però la ricetta e le difficoltà sono evidenziate anche dagli ostacoli sulla strada della riforma della legge elettorale. Il Pdl, anche oggi nel corso di una riunione poi smentita, ha accantonato definitivamente la bozza Violante-Quagliariello e chiuso a ogni sistema proporzionale. Ma anche Casini, raccontano, avrebbe ragionato nelle ultime ore sui rischi di votare nel 2013 con un sistema proporzionale. Meglio un Porcellum con correzioni, secondo qualche pidiellino, meglio addirittura il tradizionalmente avversato doppio turno alla francese. Berlusconi, si diceva, dopo il relax in terra russa ha convocato per stasera un summit a Palazzo Grazioli che si annuncia 'intenso'. Perché nel menù ci sarà anche l'ipotesi di fare del Pdl una federazione. Lo schema prevederebbe una forza di destra - alcuni, fra i quali La Russa, non sono pregiudizialmente ostili - un Pdl 'forzaitalizzato', una partito moderato e di ispirazione liberaldemocratica, come proposta da Pisanu e Dini (anche se alcune crepe, anche nell'area del dissenso del Senato, starebbero via via emergendo in queste ore). E tutti quelli che vorranno starci, senza perdere la speranza di coinvolgere anche figure come Montezemolo e Marcegaglia. Un'operazione ad alto rischio e non ancora decisa, una sfida che sarebbe rivolta anche a Casini ma che difficilmente il leader centrista potrà seriamente valutare. E già, perché se Pier e Fini restano convinti della strada del partito della Nazione, Udc e soprattutto Fli fibrillano. Tante le resistenze al progetto, molti i malumori anche fra i futuristi per quello che viene bollato come "disimpegno" del Presidente della Camera e per la mancata corsa unitaria del Terzo Polo nella tornata amministrativa. E poi non è ancora emersa la figura del leader pronto a correre per il nuovo contenitore alle prossime Politiche. Soprattutto, manca anche la spinta elettorale che almeno dalle amministrative non è arrivata. "Rifletto, mi ritiro in un eremo per farlo", ha detto criptico il leader Udc, che è spinto da una parte dei suoi anche a valutare pure la strada del Ppe italiano. Ancora nulla è definito. Anche perché, circostanza non irrilevante, manca il risultato del ballottaggio. Fra due settimane tutto potrebbe precipitare, perché un'eventuale largo successo di candidati del centrosinistra, e una contestuale disfatta del Pdl, potrebbe fungere da ulteriore detonatore dell'area moderata. Certo Berlusconi viene descritto come inquieto, nervoso, determinato a forzare la mano nelle prossime settimane, tirando parecchio la corda con il governo e Monti. E sempre il Cavaliere, secondo i suoi, sarebbe pronto anche a riprendersi la scena, dopo mesi di low profile.

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