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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Elezioni/ Bersani non vuole scontro con Monti, ma teme mosse

Leader Pd vorrebbe collaborare dopo il voto ma se Prof attacca...

Roma, 19 dic. (askanews) - Che Pier Luigi Bersani avrebbe preferito un Mario Monti 'super partes' in campagna elettorale è cosa nota, il segretario Pd lo ha ripetuto più volte, ma è un dato di fatto che il leader democratico stia cercando in tutti i modi di evitare lo scontro con il professore, da quando si è capito che sarà della partita. Tentativi che, anche durante il colloquio di lunedì, per ora non hanno avuto un riscontro dalla controparte e al quartier generale democratico è sempre più forte il timore di un presidente del Consiglio che si gioca il tutto per tutto. Bersani aveva prospettato a Monti il Quirinale, l'ala montiana del partito e lo stesso Colle erano arrivati a ricordare il precedente di Carlo Azeglio Ciampi ministro del Tesoro di Romano Prodi dopo essere stato premier, ma il diretto interessato per ora sembra avere altre idee, ovvero puntare proprio a palazzo Chigi. E non per ambizione personale ma, come dicono al Nazareno, "perché questo vogliono gli sponsor internazionali ed economici del Professore". Non è un caso che Massimo D'Alema, nei giorni scorsi, abbia detto che troverebbe "strano" ritrovarsi Monti "leader di Cicchitto" dopo che il Pdl ha sfiduciato il suo governo e il Pd, invece, l'ha sostenuto. Il riferimento dell'ex ministro degli Esteri non era solo alle avance di Silvio Berlusconi nei confronti del presidente del Consiglio, dietro quelle parole, raccontano, c'era di più, ovvero l'allarme scattato nel Pd per gli appoggi entusiastici che le cancellerie europee e il mondo della finanza hanno ribadito la scorsa settimana nei confronti di Monti. La convinzione che gira tra diversi dirigenti Pd è che quegli ambienti reputino insufficiente il Quirinale come 'presidio' per quella linea politica che Monti rappresenta e, per questo, starebbero chiedendo a Monti di giocarsi il tutto per tutto. E' vero che l'area moderata al momento non raccoglie molti consensi, ma proprio per questo la candidatura del professore pare a molti capi di governo e 'folletti' della finanza l'unica possibilità per arginare un Pd che con le primarie ha preso un abbrivio più deciso di quello che si pensava. Monti continua a non scoprire le carte, nonostante Bersani abbia fatto capire di essere pronto ad una campagna elettorale decisa, ma non ostile, proprio per non pregiudicare una possibile convergenza nel dopo elezioni. Dall'altra parte, però, non sembra siano state date garanzie e le voci che arrivano indirettamente al Pd parlano di un Monti deciso a spezzare l'asse tra Bersani e Vendola per poi riproporre una sorta di 'larghe intese' bis, magari solo con la parte più montiana del Pdl. La mossa del governo di prevedere un comma che permetta alle "componenti" di gruppi parlamentari di non raccogliere le firme per le elezioni va proprio in questa direzione, secondo il Pd. Ma uno scenario del genere metterebbe a rischio la stessa tenuta del partito, un conto è il centro che si aggrega all'alleanza Pd-Sel, altra cosa è un centro che lavora per scomporre anche il centrosinistra. Quella sarebbe una dichiarazione di guerra. Per ora Bersani mostra fair play e attende. La verità si saprà venerdì.

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