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pubblicato il 26/feb/2013 19:18

Elezioni: Bersani, no a governissimo con Berlusconi. Dialogo con Grillo

Elezioni: Bersani, no a governissimo con Berlusconi. Dialogo con Grillo

(ASCA) - Roma, 26 feb - Il risultato contraddittorio delle elezioni (maggioranza di centrosinistra alla Camera, ingovernabilita' al Senato) costringe gia' a pensare a possibili equilibri politici di governo. Pier Luigi Bersani si e' presentato oggi nella sua conferenza stampa con volto provato e senza fare le solite battute: ''Con umilta' dobbiamo prendere atto del voto: anche se siamo arrivati primi non abbiamo vinto. Questo l'oggetto della nostra delusione, ma a noi toccano comunque le maggiori responsabilita'''. Rispettoso del ruolo del Capo dello Stato, il segretario del Pd dice chiaramente che spetta a Giorgio Napolitano proporre una via di uscita dal vicolo cieco del risultato elettorale. Bersani dice pero' un secco no a ipotesi di governissimo (una riedizione dell'attuale governo dimissionario o addirittura di un governo a due Pd-Pdl). La linea che sembra prevalere e' quella dell'accettazione di un eventuale incarico che potrebbe affidare a Bersani il presidente Napolitano. In quel caso, l'incaricato si presenterebbe in Parlamento sulla base di uno stringato programma: riforme istituzionali, nuova legge elettorale, interventi sulla moralita' pubblica e a favore delle fasce sociali piu' colpite dalla crisi, legge di riforma sui partiti per renderli trasparenti. Per realizzarlo, potrebbero essere sufficienti due anni per poi tornare alle urne. Il no secco Bersani lo pronuncia proprio verso il rapporto con Berlusconi, mentre a Beppe Grillo ricorda che nelle istituzioni non si puo' scegliere di appoggiare di volta in volta la maggioranza, ma che e' previsto un voto di fiducia (il dialogo con i grillini non scandalizza neppure la Velina Rossa di oggi, che valuta positivamente la notizia che Grillo guidera' la delegazione M5S quando sara' ricevuta dal Capo dello Stato). In questo modo, il leader del Pd corregge la linea sostenuta ieri a caldo da alcuni esponenti del partito. Enrico Letta e Stefano Fassina avevano fatto balenare l'ipotesi impraticabile di un immediato ritorno al voto, dimenticando il ''semestre bianco'' del presidente della Repubblica, che rende impossibile che sia di nuovo Napolitano a sciogliere le Camere. In questo modo, Bersani conferma l'accordo con Nichi Vendola, che da ieri va ripetendo ''no al governissimo col Pdl''. Stamattina, intervenendo su Canale5 a 'La Telefonata', Silvio Berlusconi aveva invece aperto uno spiraglio al negoziato: ''Ora tutti riflettano su cosa si puo' fare di utile per l'Italia. La riflessione prendera' qualche tempo. Qualche risultato positivo si e' avuto: non entrano in Parlamento personaggi come Fini, Ingroia e Di Pietro, giustizialisti di cui nessuno sentira' la mancanza''. Conclusione di ragionamento: ''Ora bisogna riflettere per il bene dell'Italia. Qualcuno dovra' acconciarsi a fare qualche sacrificio, ma l'Italia non merita di non essere governata. Non e' utile un nuovo voto. Non credo sia utile in questa situazione''. Bersani non ha raccolto il messaggio in bottiglia. Berlusconi, forte del suo straordinario recupero di consensi in meno di un mese che ha portato al pareggio al Senato, chiedeva che i montiani non avessero voce in capitolo nella road-map per trovare una soluzione al rebus governo: ''Accordo con Monti? Non credo. Monti con la politica di austerita' ha messo il paese in una situazione pericolosa con una spirale recessiva''. Ogni avvicinamento tra Pd e Pdl ha tuttavia una controindicazione: sarebbe bollato inevitabilmente come ''inciucio'' dai grillini. Il gruppo dirigente del Pd potrebbe non ritrovare l'unita' dimostrata dopo le primarie. Gia' stasera e' fissato un ''caminetto'' tra i rappresentanti piu' autorevoli delle varie componenti del partito, che potrebbe registrare posizioni diverse. I veltroniani e Beppe Fioroni gia' rimproverano a Bersani di aver scelto l'alleanza con Sel a scapito di quella con Monti. Si fara' pero' di tutto per evitare traumi immediati: nessuno chiedera' le dimissioni di Bersani (in conferenza stampa ha dichiarato verso i suoi critici: ''Non abbandono la nave, posso starci da capitano o da mozzo''). I giochi finali si faranno nel congresso del Pd d'autunno o di fine anno, dove potrebbero duellare per la segreteria Matteo Renzi e Fabrizio Barca. Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci, tra i superstiti renziani in Parlamento, alludono nelle loro dichiarazioni a grandi cambiamenti necessari al vertice del Pd. Per ora gli oppositori di Bersani sperano che sia il presidente Napolitano con la sua saggezza a trovare una soluzione per un ''governo ponte'', che non affidi a Bersani il ruolo di premier. gar/vlm

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