martedì 17 gennaio | 21:04
pubblicato il 31/mag/2011 19:15

Elezioni/ Bersani insiste: Dimissioni Berlusconi e riforma voto

Ripartiamo da nuovo Ulivo aperto a forze che dicono sì a riforme

Elezioni/ Bersani insiste: Dimissioni Berlusconi e riforma voto

Roma, 31 mag. (askanews) - Berlusconi non può tenere l'Italia in prigione, se è uno statista deve dimettersi dopo la sconfitta alle amministrative. Pier Luigi Bersani torna a chiedere un passo indietro del presidente del Consiglio, ancor più oggi che il Parlamento ha fissato per fine giugno il dibattito in cui si discuterà la verifica sulla maggioranza a seguito dei nuovi ingressi nel governo. Già ieri il segretario del Pd traendo le somme del risultato dei ballottaggi, che ha visto affermarsi il centrosinistra un po' ovunque, aveva chiesto le dimissioni di Berlusconi e oggi ha rilanciato il suo appello alle "forze più responsabili del centrodestra affinchè prendano atto della situazione per il bene del paese". La prima scelta per il leader del Pd è andare a votare, anche se servirebbe una riforma della legge elettorale che restituisse ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari: "Andiamo a votare - ha esortato -, se troviamo lo spazio per fare una legge elettorale meno vergognosa bene, sennò andiamo a votare perchè il paese non può stare nella palude". Pronti a discutere con tutte le forze politiche di una nuova legge elettorale anche con la Lega che, è la previsione di Bersani, presto si "autonomizzerà" dal Pdl dopo aver deluso i suoi elettori per le promesse non mantenute. Ma Bersani è "pessimista" sulla possibilità di persuadere il premier a varare una riforma del sistema di voto visto che "ha già detto che questa è la legge migliore del mondo". Quanto al fronte dell'alternativa Bersani ha ricordato che il Pd è "prossimo ad essere il primo partito nazionale" e dunque gli spetta l'onere di costruire una nuova coalizione di governo, per farla ha rilanciato il progetto del nuovo Ulivo, ossia una coalizione che parta dalle forze riformiste e della sinistra di governo ma aperta ad altri, senza paletti, a quei soggetti politici che condivideranno 10 riforme per il paese. Chi la guiderà? "Io ci sono ma non mi metto davanti al progetto", ha spiegato il leader del Pd che ha detto la sua anche sulle primarie: "Ci sono affezionato ma non sono un automatismo". Ossia decideranno le forze che faranno parte della coalizione se farle o meno per scegliere il nuovo candidato a palazzo Chigi.

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