martedì 21 febbraio | 18:01
pubblicato il 16/feb/2013 16:58

Elezioni: Bersani, il mediatore tra la societa' e la politica (Il punto)

Elezioni: Bersani, il mediatore tra la societa' e la politica (Il punto)

di Angelo Mina (ASCA) - Roma, 16 feb - La chiamano polemica o piu' mellifluamente confronto dialettico e franco: ma si potrebbe piu' sinceramente parlare di conrasti aspri e volgari, non escludenti l'insulto. E' quanto sta accadendo in questi giorni di campagna elettorale strillata e nervosa e soprattutto mediatica come non mai e' stato.

L'impressione e quella di una riduzione dei fatti e delle loro ragioni (passate e ad avvenire) ad una sequenza di scenette piu' o meno interessanti (ma sempre piu' spesso sgradevoli) caratterizzate da affermazioni dogmatiche e da promesse, che a crederci sul serio in tempi normali ci sarebbe da passare per matti.

Un quadro non confortante, se ci si preoccupa del futuro del Paese che poi vuol dire l'avvenire della gente, delle famiglie, soprattutto dei figli.

In tutto questo clamore c'e' chi si sta sforzando di tenere una rotta controcorrente. Memore forse dell'apologo della cicala e della formica, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sta cercando di fare sentire la propria ragione sopra il coro delle cicale. Cos'altro vuol dire, infatti, il suo continuo, quasi ossessivo, ripetere che ''dalla crisi possiamo uscire, ma che certo non possiamo farlo con le favole o con i conigli tirati fuori dal cappello''? Cos'altro vuol significare il continuo richiamo alle parole-programma di ''serieta''', ''moralita''', ''onesta''' e ''lavoro''? Parole che fanno pensare ad uno stile di vita rigoroso, al limite del monacale e perfino calvinista. In quest'ultima settimana queste parole-programma sono state ripetute in modo appassionato in tutti gli incontri elettorali in tutta Italia. Non e' un caso che i cronisti si lamentino tra loro della mancanza di 'novita'' anche di sole polemiche 'franche e dialettiche' che possano 'fare un titolo' e continuare nella sequenza dei 'contrasti aspri e volgari'.

La 'predicazione' che Bersani sta svolgendo con crescente intensita' man mano che si avvicina il voto e' la proposizione di un bivio inevitabile per i cittadini chiamati ad una alternativa secca: da una parte c'e' la cicala del ''populismo'' facile nelle promesse e incantatore che si basa sulla concezione del ''personalismo'' come fonte e legittimazione della politica. L'altra via e' quella della presa di coscienza critica che bisogna ritornare alla politica come ''partecipazione'' e ''condivisione'' che trova la sua fonte nella ''solidarieta''' sociale opposta all'''egoismo sociale'' che per Bersani e' all'origine della crisi o quanto meno del suo pericolosissimo aggravarsi. In altre parole un ritorno a quei partiti delineati dalla Costituzione come diatori tra la societa' e la politica.

E' qui il nocciolo duro del messaggio politico di Bersani che chiede agli italiani un'assunzione di responsabilita' con la rinuncia all'illusione diffusa dal ''populista miliardario'' dei soldi facili per tutti e della vita in rosa e di successo proposta dalle televisioni e dai media votati ai gossip.

La strada proposta e' certamente in salita, ma ha la sua praticabilita', promette Bersani che per quanto riguarda la crisi indica la via di ''rigore e investimenti''. Il rigore e' quello illustrato della serieta' e onesta', gli investimenti sono le iniziative di un programma economico che ''deve dare un po' di lavoro''. E il lavoro e' assunto come centralita' dell'azione del governo che Bersani si augura di guidare: ''tutto deve essere finalizzato a dare lavoro''. Si tratta di ''politiche attive'' spiega Bersani che devono mettere a disposizione delle piccole e medie imprese della liquidita', un sostegno per il quale prevede l'emissione di buoni dedicati fino ad un valore di 10 miliardi l'anno per cinque anni. Sul modello del roosveltiano New deal, Bersani pensa anche ad un piano di opere da affidare ai comuni per i quali prevede uno sblocco del fiscal compact interno. Altre risorse sono individuate nell'economia verde, nella riqualificazione del costruito e in un deciso ammodernamento delle infrastrutture, materiali e innateriali, come i catasti e la banda larga. Bersani aggiunge poi una seria politica industriale in grado di dare sicuri riferimenti alle imprese, ma anche politiche territoriali. Dal lato delle risorse, oltre alle razionalizzazioni, prevalentemente nella spesa, nella pubblica amministrazione e nelle societa' a partecipazione pubblica, Bersani ha indicato l'importanza dell'uso dei fondi europei traizionalmente poco sfruttati dall'Italia e in una ''fedelta' fiscale'' che ''se anche arrivasse a tre punti in meno della media europea ci metterebbe al sicuro''.

Altre risorse sono indicate nelle leggi che dovranno garantire prassi di legalita' (reintroduzione del falso in bilancio e una seria legge sul conflitto di interessi) e di attuazione dei diritti (dalle donne, agli immigrati, alle unioni civili, al diritto allo studio, alla salute).

E' un carico pesante quello che Bersani pensa di caricare sulle spalle del prossimo (auspicabilmente suo) governo: un governo, come e' solito dire, di ''ricostruzione politica, sociale ed etica'', un ''governo di combattimento'' che permetta di arrivare ad una ''alternativa di sistema''.

Bersani non ignora infine che la modernizzazione del paese necessita un piano di riforme istituzionali: una nuova legge elettorale, la fine del bicameralismo perfetto con una Camera politica (che da la fiducia al governo) e un Senato delle rappresentanze territoriali (regioni), un governo potenziato nei suoi poteri con un parlamento altrettanto rafforzato nel potere di controllo e di indirizzo.

L'insieme e' un programma possibile? Solo i prossimi anni potranno dare una risposta. Quel che e' certo e' che Bersani si propone come seria e vera mediazione tra la societa' e la politica con le sue istituzioni. Un rapporto che e' pericolosamente in crisi, al limite della rottura con nuovi sbocchi nel populismo.

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