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pubblicato il 30/mag/2011 21:30

Elezioni/ Bersani festeggia vittoria e chiede dimissioni premier

Prodi abbraccia il segretario: ora lavorare e stare uniti

Elezioni/ Bersani festeggia vittoria e chiede dimissioni premier

Roma, 30 mag. (askanews) - Pier Luigi Bersani può finalmente festeggiare la vittoria del centrosinistra alle amministrative: "Una valanga, un 'pareggio' 4 a 0 nelle città più importanti, una riscossa civica e morale" e nell'entusiasmo del momento si concede anche di fare il verso all'imitazione che Maurizio Crozza gli fa da mesi: "Abbiamo smacchiato il giaguaro", grida dal palco del Pantheon dove ha chiamato a raccolta il popolo del centrosinistra. Una vittoria che rappresenta anche una bocciatura per il premier Silvio Berlusconi al quale il leader del Pd chiede di "non impedire l'apertura di una fase nuova", ergo si dimetta e dia il via libera ad un governo per cambiare la legge elettorale. Bersani si rivolge soprattutto alla Lega, perché sa che è dalla tenuta del partito di Umberto Bossi che dipende il futuro del Governo. La sconfitta clamorosa del centrodestra, del Pdl e della Lega, potrebbe aprire scenari nuovi per la conclusione della legislatura: "Una nuova fase politica si apre con le dimissioni del governo e dopo le dimissioni la strada maestra sono le elezioni - ha spiegato Bersani -. Noi però siamo pronti a considerare altri percorsi per fare una nuova legge elettorale con la quale sarebbe meglio andare al voto". Bersani preferirebbe votare il prima possibile, ma sa anche che difficilmente si arriverà al voto prima di un anno. Per questo il Pd lascia aperta la porta ad un governo non guidato da Berlusconi: "Il matrimonio con il Pdl è in crisi profonda - registra Bersani - Nel popolo leghista è evidente che è scattato un meccanismo molto forte per cercare un'altra strada e la Lega deve riflettere a fondo visti i risultati clamorosi anche in centri come Novara, Desio e Gallarate". In attesa che il centrodestra rifletta sul da farsi il leader del Pd può rivendicare i risultati ottenuti dal partito: "Il Pd mettendosi a servizio di questa riscossa civica ha ottenuto risultati straordinari che non possono essere sminuiti sia se guardiamo alle liste sia alle candidature", puntualizza rispetto a "commenti un pò curiosi: voglio ricordare che nelle 29 città capoluogo vinte, 24 sono nostri candidati". Insomma Bersani non ci sta a cedere la vittoria a Sel e Idv che pure hanno imposto i propri candidati nelle due città simbolo di questo voto, Napoli e Milano. E anzi agli alleati assicura che "il Pd è pronto a mettersi al servizio della costruzione di un nuovo centrosinistra che faccia una proposta al paese", che rappresenti "l'alternativa" ma che "terrà le porte aperte" a quelle forze politiche che "vogliono guardare oltre il berlusconismo". E a chi già si interroga se questo voglia dire proporre un'alleanza ai moderati del terzo polo, anche alla luce del ritrovato rapporto con Casini, il segretario dice: "Non c'è bisogno di entrare nel merito delle alchimie politiche, questo voto dimostra che si è mossa un'esigenza civica, l'esigenza di ricostruzione democratica e sociale". Anche la minoranza interna per ora si deve allineare: Walter Veltroni già da sabato ha tolto dal tavolo la richiesta di congresso anticipato che era aleggiata nei mesi scorsi; Giuseppe Fioroni preferisce parlare dello "sconfitto Berlusconi", senza accennare ai vincitori, forse per riservarsi qualche riflessione più critica lunedì prossimo in direzione; Paolo Gentiloni avverte che ora "serve un'alternativa di governo convincente, il Pd deve essere un'alternativa di centrosinistra e non un'alternativa radicale". Il vero fuori-programma di oggi è stata la presenza di Romano Prodi sul palco insieme a Bersani al quale ha dedicato un abbraccio che sembra quasi un'investitura. L'ex premier e padre fondatore del Pd ha assicurato che la sua presenza non ha significati reconditi ma un avvertimento al suo partito lo ha lanciato: "Nel paese c'è stanchezza ma non vuol dire automaticamente che ci sarà il cambiamento, occorre avere un'idea di paese" e soprattutto ricordare la lezione che ogni voto ha consegnato al centrosinistra: "Stare uniti".

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