martedì 24 gennaio | 02:08
pubblicato il 31/gen/2013 20:03

Elezioni: Bersani, con noi al governo tutte politiche tarate su lavoro

(ASCA) - Roma, 31 gen - ''Viviamo la crisi piu' grave e piu' lunga dal dopoguerra ad oggi. Il tema e' come venirne fuori: non con qualche baggianata o tirando fuori il coniglio dal cappello. Non tirero' il Pd in una campagna elettorale da cabaret o a chi la spara piu' grossa''.

Lo ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel suo intervento alla manifestazione organizzata a Palermo (trasmessa in diretta da Youdem).

''Se perdiamo a questo giro -ha aggiunto- andiamo a sbattere contro un muro!''.

Bersani ha quindi ribadito come problema principale quello del lavoro e ha assicurato che se il Pd vincera' le elezioni ''tutte le politiche che saranno messe in campo saranno tarate sul lavoro''.

Ma quali sono gli interventi a cui pensa Bersani e il Pd? Pur dicendo di non potere entrare nel dettaglio dei programmi possibili, Bersani ha sottolineato che ''occorre trovare sistemi che siano in grado di produrre lavoro'' puntando in ultima analisi a ''investimenti e consumi''. In questa prospettiva il segretario democratico ha indicato l'opportunita' di deroghe ai comuni al patto di stabilita' per permettere una serie di investimenti locali, meccanismi di riuso per il territorio, crediti d'imposta alle imprese che assumonmo, riduzione di ''alcune spese militari'', ma anche interventi sul fisco per combattere l'evasione per realizzare una ''fedelta' fiscale sulla media europea''. In proposito Bersani ha detto che semplicemente si devono usare gli strumenti che usano gli alri paesi europei a partire dalla tracciablita' e dalla diminuzione della liquidita'. Chi si oppone, ha aggiunto, come Tremonti ''si nasconde dietro le vecchiette che non capirebbero. Poi gli da la card. Ma io dico riempigli la carta e sono loro a insegnare a te come si usa!''.

La spiegazione della crisi e' stata occasione per Bersani di ribadire che alla situazione attuale si e' arrivati per colpe'a di chi la crisi l'ha negata per piu' di due anni per poi, sull'orlo del baratro, firmare ''quella carta'' dell'Europa che ci ha portato al pareggio di bilancio per il 2013.

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