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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Elezioni/ Bersani aspetta mosse Monti ma manda segnali apertura

Segretario fa capire che dialogherà con moderati ma no Berlusconi

Roma, 13 dic. (askanews) - Le mosse di Mario Monti lasciano pochi dubbi, il presidente del Consiglio sembra intenzionato a "gettarsi nella mischia", per usare un termine bersaniano, ma al Pd aspettano che il Professore dica ufficialmente cosa intende fare. Pier Luigi Bersani è sempre della stessa opinione, Monti farebbe meglio a restare 'super partes', una 'riserva della Repubblica' sulla quale contare dopo le elezioni, ma la 'passeggiata' bruxellese del premier sembra un ulteriore passo verso un impegno politico in prima persona e, a questo punto, si spera soprattutto che Silvio Berlusconi venga tenuto fuori dal 'rassemblement' moderato. Con Monti e l'eventuale 'Ppe italiano' si può certamente ragionare, è il discorso di Bersani, anzi è uno degli obiettivi dichiarati fin dall'inizio, ma se Monti diventasse il leader del centrodestra il discorso cambierebbe. Incontrando la stampa estera, Bersani ha spiegato: "Non ci sarà ingovernabilità, sia per ragioni numeriche che politiche, c'è la disponibilità e intenzione ad aprire un dialogo, un confronto con un centro europeista, antipopulista, costituzionale, comunque si definirà". Certo, ha aggiunto, "regali al populismo non bisogna farne", ovvero il centro si organizzi pure come crede e il Pd è pronto a sedersi ad un tavolo, ma è fondamentale che Berlusconi e il "populismo" restino fuori. Se Monti restasse fuori, ripete nei colloqui riservati Bersani, per il premier sarebbe facile immaginare un futuro al Quirinale, se lui sarà d'accordo. Ma se gioca la partita, le cose cambiano, dopo le elezioni conteranno i voti. Insomma, chi prenderà più voti andrà a palazzo Chigi, e se il Pd avrà il doppio dei voti dei centristi per Monti sarebbe più probabile una poltrona come quella del ministero dell'Economia. Il fatto è che, come dicono molti 'montiani' anche in casa Pd, parafrasando Enrico Cuccia, "i voti non contano soltanto ma si pesano anche". Il sostegno praticamente unanime ricevuto da Monti in Europa offre un vantaggio di partenza al premier uscente che potrebbe rivendicare la poltrona di palazzo Chigi anche solo con un 20% dei consensi e un Pd sopra il 30%. Tanto più che la presenza di Monti in campo complicherebbe assai la campagna elettorale di Bersani: già l'altra sera il leader Pd ha detto al Tg1 che la sua ricetta sarebbe "quella di Monti, più qualcosa, un po' di lavoro, un po' di equità...". Insomma, per Bersani sarebbe complicato distinguersi da Monti in campagna elettorale e questo potrebbe aumentare la forza della candidatura del Professore. Il leader Pd, d'altro canto, ha dalla sua l'investitura per le primarie. La sfida per palazzo Chigi comincia ora.

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