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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Elezioni/ Alla Camera caos su dl firme, Governo: Va convertito

Bagarre su 'salva-La Russa'.Accordo possibile su riduzione di 75%

Roma, 21 dic. (askanews) - Doveva essere una "conclusione ordinata della legislatura", come aveva scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo aver incontrato le forze politiche lo scorso 7 dicembre. Invece alla vigilia dell'ultimo atto, l'approvazione della legge di stabilità, alla Camera è scoppiato il caos: sul decreto emanato dal governo il 18 dicembre scorso per ridurre il numero di firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali non è stato possibile trovare un accordo e l'Aula non è stata in grado di effettuare neanche una votazione. Già mercoledì sera si erano avute le prime avvisaglie in commissione Affari Costituzionali dove circa 50 emendamenti cercavano di modificare il provvedimento che, come è uscito dal Cdm, prevede la riduzione del numero delle firme da raccogliere del 50%, che diventa 60% nel caso di gruppi costituiti in almeno una delle due Camere al momento dell'entrata in vigore del dl (cioè Udc, Fli, Cn e Pt), e stabilisce l'esonero dalla raccolta per le componenti parlamentari costituite all'interno dei gruppi all'inizio della legislatura. Ma il casus belli è stato un emendamento soprannominato 'salva-La Russa', cucito addosso al neonato movimento 'Centrodestra nazionale' che guardacaso oggi si è costituito in gruppo al Senato: il comitato dei nove ha dato parere favorevole (coi voti di Pdl, Udc, Fli e Pt) alla proposta che prevede l'esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni per i gruppi che si costituiscono in almeno una delle due Camere alla data del 20 dicembre. Il Pd ha protestato e ha fatto sapere che non avrebbe garantito la conversione del dl, ha messo in atto una manovra ostruzionistica iscrivendo tutti i suoi deputati a parlare in Aula. E lo stesso La Russa ha parlato di legge truffa assicurando che l'avrebbe fatta saltare. In serata è stato costretto a intervenire il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, che ha seguito la vicenda dal principio: in capigruppo la titolare del Viminale ha fatto la voce grossa spiegando che il decreto va convertito assolutamente e che i partiti devono collaborare alla stesura di un emendamento su cui ci sia un accordo. A sera qualche spiraglio si intravede: l'accordo più papabile sembra essere quello sulla riduzione ulteriore del numero delle firme del 75% anziché 50%. Verrebbero soppresse le norme sugli esoneri. Esentati dalla raccolta sarebbero soltanto quelli previsti dall'attuale legge: cioè chi ha gruppi in entrambe le Camere dall'inizio della legislatura e chi è collegato ad una di queste liste esentate e ha un europarlamentare almeno. Sarebbe lo stesso governo a presentare l'emendamento risolutivo. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, in conferenza dei capigruppo ha scherzato: "Possiamo anche diminuirle del 99%, basta che convertiamo il decreto". L'esame del dl riprenderà domani pomeriggio, dopo il voto finale sulla legge di stabilità che potrebbe essere anticipato alle 16.30 anziché alle 18: i gruppi potrebbero rinunciare alle dichiarazioni di voti finale per accelerare. Poi toccherà al Senato dove bisognerà vedere se, a quell'ora, i senatori saranno in grado di garantire il numero legale.

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