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pubblicato il 09/ott/2016 16:31

E' rottura nel Pd sul referendum. Redde rationem in Direzione

Bersani pronto a schierarsi col no. Renzi: l'ha già votata tre volte

E' rottura nel Pd sul referendum. Redde rationem in Direzione

Roma, 9 ott. (askanews) - Il giorno del redde rationem sembra arrivato. Nel Pd la rottura sul referendum è ormai insanabile e la Direzione del partito convocata per domani finirà inevitabilmente per sancire una spaccatura che oggi si è già consumata attraverso dichiarazioni ai giornali e alle tv.

Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza annunciano di essere pronti a schierarsi per il no. Le promesse di modifica dell'Italicum? "Chiacchiere", dice l'ex segretario del partito. "In combinazione con la legge elettorale, la riforma - spiega - cambia radicalmente la forma di governo. Si va verso il governo di un capo, che nomina sostanzialmente un Parlamento che decide tutto, anche con il 25% dei voti".

Il premier, Matteo Renzi, ospite de L'Arena su Rai1 difende la riforma e invita a non votare al referendum in base alla simpatia o all'antipatia nei suoi confronti. "Io - afferma - so di non essere la persona più simpatica del mondo ma quando si vota per antipatia si mostra scarsa visione del Paese". Ma soprattutto il presidente del Consiglio replica con grabnde freddezza a Bersani. "Io dico soltanto una cosa, Bersani ha votato sì tre volte. Questa riforma - osserva - non l'ho scritta io di nascosto a Rignano sull'Arno", "io rispetto le opinioni di tutti ma se cambia opinione per il referendum, ciascuno si farà la sua valutazione sulla ragione vera", "Bersani può votare come crede, come tutti i cittadini. Ma non si vota sulla mia faccia, né su quella di Bersani".

Già in mattinata, tuttavia, parole dure nei confronti dell'ex segretario e della minoranza erano arrivate dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, secondo cui così "si lacera il Pd". "Il tema vero - dice - è che dentro il Pd e fuori dal Pd si sta utilizzando il tema referendario per contrastare Renzi. È naturale e fisiologico andare contro il premier, che ha fatto tanti cambiamenti, per chi non condivide questi cambiamenti. Ma ci sono le primarie e il congresso per sfidare Renzi dentro il partito".

Un attacco alla minoranza arriva anche dal presidente dem, Matteo Orfini. "Non è scandaloso che Bersani e Speranza votino no", ma sulle riforme "è sbagliato che invece di cercare fino alla fine una soluzione si lavori per la spaccatura", afferma.

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