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pubblicato il 04/lug/2014 19:45

Droga: caso Polfer Lambrate tra le scintille dello scontro Bruti-Robledo

(ASCA) - Milano, 4 lug 2014 - Dall'affidamento del fascicolo Ruby ai ritardi nel caso Sea-Gamberale, dall'inchiesta Expo al filone milanese sul Mose, e' lungo l'elenco delle indagini che hanno provocato - e via via acutizzato - lo scontro tra il capo della Procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati, e l'aggiunto Alfredo Robledo. Tra questi c'e' una vicenda giudiziaria proprio oggi arrivata a sentenza. In questo caso, il motivo d'attrito tra i due magistrati non ha riguardato lo svolgimento delle indagini, quanto il personale scelto da Robledo per svolgerle. Per indagare su tre agenti di polizia in servizio alla Polfer di Lambrate sospettati di rubare soldi e droga ad alcuni pusher immigrati, il procuratore aggiunto si e' servito del pool di investigatori a lui fidato.

Bruti, dal canto suo, avrebbe voluto affidare le indagini a uomini della Polizia, anche in nome di quella 'cortesia istituzionale' secondo cui tocca a una forza dell'ordine scovare eventuali 'mele marce' al suo interno per 'fare pulizia' senza suscitare eccessivo clamore. Significative, a questo proposito, le parole usate dal capo della Procura di Milano nella lettera inviata al Csm il 13 maggio scorso: ''Robledo delega pressoche' costantemente solo una struttura della GdF di Milano, la Sezione Tutela Mercati'', denuncia Bruti, accusando l'aggiunto di essere ''entrato piu' volte in contrasto con la Squadra Mobile della Polizia diretta dal dott. Alessandro Giuliano, il cui livello di professionalita' e' ben noto''. E ancora, ''le mie ripetute indicazioni orali al procuratore aggiunto Robledo sull'impiego della polizia giudiziaria sono state disattese'', proprio perche' ''non utilizza l'alta professionalita' della sezione di polizia giudiziaria presso la procura'', un vero e proprio ''fiore all'occhiello'' secondo Bruti.

Oggi e' arrivato il primo verdetto su questa storia di poliziotti che rubavano droga ai pusher. E Robledo, che in veste di procuratore aggiunto a capo del pool di magistrati titolare di inchieste sulla Pubblica Amministrazione ha coordinato tutta l'inchiesta, puo' comunque affermare di aver portato a casa un ottimo risultato. Il processo si e' concluso con la condanna di tutti gli imputati: 12 anni e 8 mesi per Clodoviro Poletti, 11 anni e 5 mesi per Ezio Borsini, 6 anni e 6 mesi per Gianluca D'Acunto. Condanne pesantissime, in due casi su tre superiori di un anno e mezzo rispetto alle richieste della pubblica accusa.

Condanne pesantissime specie se si considera che arrivano al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, formula che prevede, per chi la sceglie, lo sconto di un terzo della pena. fcz/mau

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