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pubblicato il 27/mar/2014 12:00

Domani Direzione Pd su riforme, Boschi: testo verrà dal governo

Ancora no aumento poteri premier. Cuperlo: servono contrappesi

Domani Direzione Pd su riforme, Boschi: testo verrà dal governo

Roma, 27 mar. (askanews) - Domani si riunirà alle 15 la Direzione del Pd per discutere delle riforme del Senato e del titolo V. La ministra Maria Elena Boschi conferma che l'iniziativa legislativa partità dal governo e che si tratterà di un testo su cui c'è un'intesa tra le forze della maggioranza ma aperto al sostegno delle altre forze politiche, in primis Forza Italia che per bocca del leader Silvio Berlusconi aveva già dato la sua disponibilità a sostenere un progetto di riforma per superare il bicameralismo perfetto. Per il momento, invece, ha spiegato la Boschi, nella bozza (pubblicata sul sito del suo ministero) non è previsto alcun aumento dei poteri del presidente del Consiglio. Quella di dare al premier il potere di revocare i ministri è per ora infatti solo un'ipotesi su cui si sta lavorando, e per questo trapelata sulla stampa, ma che potrebbe aggiungersi in un secondo momento. Ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha riunito i gruppi parlamentari di Camera e Senato per convincerli della bontà di questo progetto e per ascoltare le eventuali obiezioni e sembra non esserci stata opposizione nemmeno dalla minoranza interna. Come conferma Gianni Cuperlo "sulle riforme dobbiamo andare in fretta e la razionalità consiglia di affrontare prima la riforma del Senato e dopo la legge elettorale correggendo le cose che non vanno. L'importante è che nessuno cerchi alibi per affossare l'una o l'altra. Il governo deve poter realizzare il suo programma" e anche sul premierato Cuperlo ammette: "No, un premier forte non mi preoccupa, ma mi preoccupa una democrazia più fragile" perciò "servono i giusti contrappesi". Del resto sul rafforzamento della figura del primo ministro il Pd aveva già elaborato una proposta nella scorsa legislatura nella bozza Violante. Al momento la bozza di riforma, (datata 12 marzo) preparata dal governo e frutto del confronto avuto tra i leader della maggioranza in sede di Consiglio dei ministri, prevede il superamento del bicameralismo perfetto e la nascita della Camera delle autonomie, anche se già sul nome pare potrebbe esserci qualche marcia indietro e continuare a chiamarsi Senato. Uno dei punti fermo è che per i suoi membri non ci sarà elezione diretta, verrano scelti come espressione del territorio. "Ne fanno parte, di diritto, i Presidenti delle Giunte regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, a cui si aggiungono, in ciascuna regione, due membri dei Consigli regionali, eletti tra i propri componenti e tre Sindaci eletti da una assemblea dei Sindaci di ciascuna Regione". Sulla composizione però vi sono ancora opinioni divergenti perchè questa bozza prevede una rappresentanza paritaria tra regioni e comuni (si dovrebbe aumentare quella delle regioni), inoltre c'è un problema di riequilibrio del numero dei rappresentanti in ragione della popolazione delle varie regioni. Nella bozza si parla anche di altri 21 membri "che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario (i requisiti sono i medesimi attualmente previsti per la nomina a senatori a vita), nominati dal Presidente della Repubblica per un periodo di sette anni", ma questi potrebbero essere ridotti o scomparire perchè è un'ipotesi che non raccoglie largo consenso. Il nuovo Senato avrà potere legislativo solo per le leggi costituzionali, sugli altri temi avrà un potere di richiamo e potrà quindi esprimere pareri sulle leggi anche se non vincolanti, ma l'ultima parola resterà alla Camera, la sola ad avere un rapporto fiduciario con il governo. All'Assemblea delle Autonomia resta infine il compito di eleggere il Presidente della Repubblica e un terzo dei componenti del Csm. Quanto alla riforma del titolo V il progetto prevede di eliminare la legislazione concorrente tra stato e regioni con una ripartizione precisa delle materie che competono a uno o alle altre e l'introduzione di una 'clausola di supremazia' della legge statale sulle leggi regionali in alcuni casi. Infine la riforma prevede l'abolizione del Cnel.

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