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pubblicato il 06/ott/2014 22:09

Domani 17esimo voto Camere su Consulta, ancora Violante-Caramazza

Ma nessuna certezza su quorum. M5S insiste: Violante ineleggibile

Domani 17esimo voto Camere su Consulta, ancora Violante-Caramazza

Roma, 6 ott. (askanews) - Avanti con Luciano Violante/Ignazio Caramazza ma senza alcuna certezza di fumata bianca: domani il Parlamento in seduta comune si riunirà per la diciassettesima volta per eleggere due giudici costituzionali e l'indicazione che arriva da Pd e Fi è quella della scorsa settimana, con il ticket formato dall'ex presidente della Camera Luciano Violante e il 77enne avvocato di Stato. Il quorum è sempre di 570: la scorsa settimana Violante si fermò a 511, Caramazza a 450 e si registrò un calo del numero dei votati.

Se saranno bastati cinque giorni dall'ultima fumata nera del 2 ottobre scorso per convincere i parlamentari di una parte e dell'altra a votare secondo indicazioni si scoprirà soltanto domani pomeriggio (la seduta è convocata alle 13) ma le tensioni bipartisan che finora hanno portato a impallinare i due candidati non sono affatto risolte: da un lato ci sono i democratici e il dibattito interno sul Jobs act, dall'altro il caos in Forza Italia, con un pezzo del partito che fa capo a Raffaele Fitto in agitazione. Non solo. Il problema degli azzurri, viene spiegato, è anche quello di far digerire alla Lega il proprio candidato visto che il Carroccio è stato tenuto fuori dai giochi quando si è trattato di eleggere i membri laici del Csm e visto che ancora è aperta la partita delle alleanze alle elezioni regionali.

Quanto a M5S, non indisponiobile a scongelare i suoi voti a condizioni che il Pd cambi cavallo, ribadisce ancora una volta la convizione che Luciano Violante alla Consulta non è eleggibile perchè gli mancano i requisiti e dunque se eletto decadrà, come accaduto al Csm con la candidata Pd Teresa Bene. "Sconcerta - ha affermato Danilo Tuminelli- il silenzio del Pd sul caso Violante. Dicono che quel partito sia percorso da tante correnti. Ce ne fosse però una onesta che, in uno slancio di dignità, urli: 'Basta! Ora votiamo un nome giusto per la Corte'...".

Gli occhi intanto sono rivolti anche su Palazzo Chigi: finora il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non è intervenuto nella querelle parlamentare ma ora l'impasse sui giudici costituzionali rischia di rallentare l'iter di provvedimenti che stanno particolarmente a cuore al premier. Primo fra tutti il Jobs act: già domani infatti l'Aula del Senato dovrà essere interrotta proprio per permettere ai senatori di recarsi a Montecitorio a votare per la Consulta. E una nuova fumata nera potrebbe impensierire il capo del governo.

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