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pubblicato il 26/giu/2013 15:53

Diffamazione: Gasparri-Chiti ripresentano loro ddl per riordino materia

Diffamazione: Gasparri-Chiti ripresentano loro ddl per riordino materia

+++Le novita' del provvedimento che toglie il carcere per i giornalisti: Giuri' dell'informazione, risarcimenti fino a 50 mila euro, rettifiche documentate, applicazione per siti internet a natura editoriale esclusi i blog+++.

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(ASCA) - Roma, 26 giu - I senatori Gasparri (Pdl) e Chiti (Pd) ripresentano al Senato il loro ddl bipartisan sulla diffamazione, che cancella tra l'altro la pena prevista attualmente dall'ordinamento della pena del carcere, dopo il deragliamento del provvedimento nella passata legislatura sull'onda delle polemiche scoppiate con il caso Sallusti.

La nuova versione della proposta di legge depositata mentre anche alla Camera si discute sul tema con un altro provvedimento, include, rispetto alla formulazione originaria, gli emendamenti presentati al testo dagli stessi senatori e presenta alcune novita': innanzi tutto, recependo una sollecitazione del sindacato dei giornalisti - spiegano Gasparri e Chiti in una conferenza stampa - viene introdotto presso ogni distretto della Corte d'Appello l'istituto del Giuri' per la corettezza dell'informazione, un organismo col compito di tentare in via preventiva una conciliazione tra le parti. Il Giuri' e' composto da 5 membri, dei quali 2 nominati dal consiglio dell'Authority per le comunicazioni , 2 dall'Ordine dei giornalisti, uno, con funzione di presidente, nominato tra i magistrati della Corte d'Appello.

Anche sul fronte delle sanzioni il testo propone ora un risarcimento pecuniario dei danni massimo di 50 mila euro per la diffamazione commessa a mezzo stampa, rispetto alla formula passata del ddl che prevedeva ''non meno di 30 mila euro''. Il risarcimento e' escluso se si e' ottemperato alle rettifiche, salva la rivalsa di danni patrimoniali verificati prima della pubblicazione della smentita. Per quanto riguarda le rettifiche, il ddl richiede ora che queste per essere pubblicate debbano essere ''documentate''.

La pena prevista per la diffamazione a mezzo stampa dal ddl, che di fatto converte il carcere e', come nella passata versione, ''non inferiore a 5 mila euro''. Non esistono tetti massimi, ma la pubblicazione della rettifica documentata esclude la sanzione.

Sulla responsabilita' del direttore o del vicedirettore responsabile, il ddl conferma la loro responsabilita', insieme a quella dell'autore dell'articolo diffamatorio, ''se il reato e' conseguenza di omesso controllo''. Per loro la pena e' ridotta di un terzo. Importante infine e' l'applicazione delle disposizioni oltre che a giornali e trasmissioni radiofoniche o televisive, anche ''ai siti internet aventi natura editoriale'': una precisazione che in sostanza esclude dalla legge i blog. ''Siamo aperti a modifiche ed approfondimenti - spiega Gasparri nel corso della conferenza stampa - e siamo anche consapevoli che su questo argomento si sta anche discutendo alla Camera, ma se sul tema si apre una gara positiva, ben venga. Per noi la ridefinizione della materia e' un'esigenza fondamentale''.

Sul punto Chiti ha tenuto a sottolineare di essere anche tra i firmatari del ddl Casson-Zanda-Chiti che si limita a sostituire il carcere con sanzioni pecuniarie. ''Si tratterebbe di un primo passo, limitato - ha osservato -, personalmente auspico che si proceda comunque con un riordino complessivo, una sistemazione organica della materia della diffamazione perche' lo scopo della nostra proposta di legge e' quello di togliere il carcere ma anche trovare un equilibrio tra i diritti del diffamato e quelli dei giornalisti e della liberta' di stampa in genere''.

njb

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