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pubblicato il 18/dic/2013 17:40

Difesa: Consiglio Ue, da pool&share a drone unico superando tagli budget

Difesa: Consiglio Ue, da pool&share a drone unico superando tagli budget

(ASCA) - Roma, 18 dic - Agenda marcata da sicurezza e difesa quella del Consiglio Ue che si svolge tra domani e il 20, con i leader europei chiamati a definire linee guida comunitarie politicamente percorribili, a superare gli 'egocentrismi' dei paesi membri ed a provare a sostenere, su programmi concreti e condivisi, le difficolta' del parterre industriale di settore dell'Unione. Una missione impossibile? Intanto si prova a fare il punto sullo 'state of the art' di quella che doveva essere la politica di difesa e sicurezza comune, tra non pochi scetticismi (Spagna ma anche la Francia alle prese con il conflitto in Mali) e qualche fervido fan, tra nuovi arrivati e vecchi protagonisti.

In primis Italia e Germania. Andiamo comunque per ordine.

Dal 2003 le missioni internazionali sono entrate a far parte integrante della 'politica estera' dell'Ue, sono state piu' di 30 in tutto il mondo e il quadro di riferimento della politica comune di difesa e sicurezza e' rimasto ancorato principalmente all'offrire schemi di cooperazione tra gli Stati membri per quella che e' definita capacita' militare di ''pooling&sharing''. Un ''mettere insieme'' coordinato, che permette risparmi di risorse, su standard condivisi anche dalla Nato. Un percorso obbligato nell'Europa dei tagli ai budget della difesa, capace anche di dinamizzare le potenzialita' industriali dell'Europa.

Non va infatti dimenticato il dato di partenza, e cioe' che l'Europa per la difesa spende meno, molto meno, di Stati Uniti ma anche di Cina e Russia: solo l'1,6% del pil per l'Unione europea contro, ad esempio, il 5% degli Usa. Provare a fare squadra non sarebbe allora sbagliato.

Al consiglio Ue di difesa si arriva comunque sulla scia di alcuni punti fermi, basati essenzialmente sul lavoro, condiviso, dell'Eda, l'agenzia europea di difesa. Che ha identificato, nella logica pool&share, quattro temi prioritari: il rifornimento air-to-air, le comunicazioni satellitari (guardando al 2025), la Cyber difesa con focus su sviluppo tecnologico e protezione degli asset strategici dell'Ue, e la questione dei droni, cioe' dei velivoli a pilotaggio remoto.

Proprio questo ultimo punto pare destinato a farla da padrone, con il varo ad ampio raggio di un'iniziativa capace di formare anche un importante nucleo di riorganizzazione della stessa industria della difesa europea, verso la produzione di un unico drone, dual use cioe' civile e militare, targato Europa. Qui anche la Francia, con Germania e Italia, vuole dar vita ad un vero e proprio ''club'' di Paesi utilizzatori di droni per l'osservazione, una societa' d'intenti che al 2020 dovrebbe portare al prodotto finito e cioe' al velivolo unico europeo di media altitudine e lunga gittata (MALE) di nuova generazione. Si arrivasse solo a questo non sarebbe poco, avendo superato, su un progetto concreto, quella frammentazione di capacita' rappresentata ad esempio dalle 16 diverse classi di fregate in linea d'esercizio nelle Marine dei 28, contro l'unico modello statunitense, o i 14 tipi di carro armato in forza agli eserciti dell'Unione.

Riorganizzare l'offerta su prodotti comuni e condivisi significa soddisfare con efficienza e qualita' domande a budget ridotto, garantendo contemporaneamente economie di scala importanti per un settore che vale 400.000 posti di lavoro diretti in Europa ed un giro d'affari complessivo di 96 miliardi di euro.

Che la questione dei fondi da destinare alla ricerca nel segmento duale sia al centro delle decisioni del Consiglio di domani e dopodomani lo ha confermato anche il ministro della difesa italiano Mario Mauro, parlando con la stampa stamattina. Che in tempi di euroscetticismo piu' o meno diffuso si possa pensare di poter varare una vera politica comune di difesa e sicurezza e' pero' altrettanto certo. Non e' ancora il tempo dell'esercito comune, insomma. Ma il singolo progetto, fosse quello del drone o anche la cyber security, tema altrettanto sensibile, puo' rappresentare quel grimaldello capace di scardinare resistenze e rappresentare il mattone di un nuovo 'modus operandi' della difesa dell'Unione. gbt

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