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pubblicato il 16/mag/2016 20:01

Dietro caso Pizzarotti, braccio di ferro su chi comanda nel M5s

Sindaco sarà espulso. A Casaleggio jr. ruolo "tecnico" va stretto

Dietro caso Pizzarotti, braccio di ferro su chi comanda nel M5s

Roma, 16 mag. (askanews) - Porta chiusa, e definitivamente, per Federico Pizzarotti, sindaco di Parma sospeso dal Movimento 5 stelle dallo "staff di Beppe Grillo", ufficialmente perché avrebbe tenuto nascosta la sua iscrizione sul registro degli indagati in relazione alle nomine al Teatro Regio. Il primo cittadino parmigiano, da anni in attrito con i vertici del Movimento, aveva provato ieri a ributtare la palla in campo avverso, postando su Facebook un parere legale secondo il quale la pretesa dei vertici M5s che lui dovesse rivelare loro le notizie sull'indagine rappresenta una "illecita ingerenza negli altrui diritti costituzionali alla difesa e alla riservatezza".

Obiettivo della presa di posizione, dimostrare ancora una volta che sono gli "ortodossi" a rifuggire le normali forme della comunicazione: "Sono come sempre disponibile a confrontarmi sia con il direttorio, sia con il gruppo parlamentare che avrebbe richiesto un'assemblea. Penso che una diretta streaming come si faceva un tempo sarebbe in linea con quei concetti di trasparenza che mi vengono richiesti. Vediamoci e parliamo, solo così potremo chiarire. Io il mio passo in avanti l'ho fatto. Ora tocca a voi".

Ma chi da tempo aspettava lungo la riva del fiume che passasse il suo cadavere, non gli concederà una seconda chance, e ha già pronta una tesi alternativa rispetto alla rilevanza della sola vicenda giudiziaria: "Molte cose non vanno nell'amministrazione di Parma, dalla privatizzazione degli asili all'acqua a pagamento nei parchi", dice un parlamentare M5s "ortodosso".

"Non fa parte del nostro lavoro come gruppo parlamentare quello di discutere l'operato del sindaco", fa notare, commentando le parole di Pizzarotti, una fonte autorevole del movimento, che parla sotto la garanzia dell'anonimato. E l'assemblea dei deputati non ci sarà: anche se spesso viene disertata da una buona metà degli aventi diritto, è quasi un appuntamento fisso settimanale che non a caso salta proprio in questa occasione. Unica comunicazione di rilievo inviata al gruppo a Montecitorio, l'apertura alle candidature per la presidenza di gruppo, cioè la funzione di rappresentante legale, che nel M5s della Camera viene svolta con rotazione annuale (attualmente è in carica Federico D'Incà) ed è scissa dalla funzione di capogruppo che ha cadenza trimestrale.

Il percorso di Pizzarotti è segnato: sarà espulso se le "controdeduzioni" che lui ha annunciato non soddisferanno "lo staff". Poi avrà dieci giorni per fare ricorso al Comitato d'appello, composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, tutti hardliner della prima ora. I quali comunque avranno trenta giorni di tempo per esaminare il ricorso del primo cittadino. Risultato: si andrà largamente a dopo il voto delle comunali, e il caso a quel punto sarà molto meno interessante anche dal punto di vista dell'informazione. Nel M5s resta qualche malumore per "la stronzata", parole di un senatore settentrionale, detta da Di Maio a proposito delle dimissioni che dovrebbero essere automatiche in caso di avviso di garanzia ad un amministratore. Di Maio, dal canto suo, prova a spostarsi dalla linea di tiro, visto che da giorni è nel mirino degli avversari politici, in particolare del Pd: "Io non ho alcun potere di decidere sospensioni o espulsioni, quello spetta al garante che è Beppe Grillo", dice.

Grillo ha concesso la sua presenza in piazza del Popolo a Roma, dicono le fonti del Movimento, per la chiusura della campagna della candidata sindaco Virginia Raggi, "visto che il suo tour è finito". Resta da vedere se, dopo aver rivendicato di voler tornare a fare il comico, il fondatore sarà anche in grado di rimettere in campo un po' della sua popolarità interna per comporre lo scontro strisciante che attraversa la sua creatura politica. Secondo una fonte parlamentare, la tesi sostenuta pubblicamente da Luigi Di Maio, aspirante candidato premier, secondo la quale dopo la morte di Gianroberto Casaleggio il compito del figlio Davide all'interno dell'organizzazione sarebbe "la gestione delle piattaforme informatiche ma non la gestione politica" è tutt'altro che accettata a Milano, nella sede della Casaleggio associati. E la stessa espulsione di Pizzarotti va letta in questa chiave: la dimostrazione che il taciturno Casaleggio jr. non ha alcuna intenzione di disinteressarsi delle decisioni politiche. Del resto, la linea del Movimento viene spesso corretta, quando non impostata di sana pianta, in base alle rilevazioni fatte sul "sentiment" della Rete proprio attraverso gli algoritmi studiati dalla Casaleggio associati. "E' sempre stato così, non basta un Di Maio qualsiasi per cambiare questa realtà", spiega una fonte stellata a Montecitorio.

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