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pubblicato il 07/dic/2013 12:00

Dibattito su Avvenire: no cardinalesse ma con Papa donne decisive

Stefania Falasca: contrastano la eresia dell'istituzionalismo

Dibattito su Avvenire: no cardinalesse ma con Papa donne decisive

Roma, 7 dic. (askanews) - Con un corsivo intitolato 'Con Francesco le donne muoveranno la Chiesa' Stefania Falasca, giornalista che conosce Jorge Mario Bergoglio dai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires, interviene nel dibattito sul maggior ruolo delle donne nella Chiesa, liquidando come "sterile" e "grottesca" la "questione sulle donne cardinale" e domandandosi, invece, "se proprio dalla loro presenza 'più incisiva' negli organismi decisionali venisse l'attesa sferzata" per la Chiesa del futuro. "Dei suoi nove mesi di pontificato non uno è trascorso senza un pronunciamento riguardante le donne, e con dichiarazioni a dir poco incisive, sorprendenti, spiazzanti", scrive Falasca. "In modo inaudito è il Papa che si sta facendo lealmente interprete delle istanze più profonde e vitali dell'universo femminile. Si sta interrogando e sta interpellando le donne per quello che riguarda il loro destino presente e futuro nella Chiesa. Maria Voce, rispondendo alla sterile, quanto grottesca, questione sulle donne cardinale - prosegue la giornalista - faceva osservare: 'Non m'interessa che una persona eccezionale sia fatta cardinale... grandi figure, dottori della Chiesa sono state valorizzate. Ma è la donna in quanto tale che non trova il suo posto. Ciò che va riconosciuto è il 'genio femminile' nel quotidiano". Sulla base delle parole del Papa, Falasca sottolinea che "si prospettano due strade": La prima è quella di un "'approfondimento teologico che potrebbe aiutare a meglio riconoscere il possibile ruolo della donna lì dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa', come afferma nell'Evangelii gaudium". La seconda strada, "è quella della presenza e della collocazione effettiva della donna in quanto tale nell'ambito degli apparati ecclesiali. Strada che si presenta difficile, in assenza ancora di un chiaro pronunciamento magisteriale in questo senso", e minata da mali come - prosegue la giornalista riecheggiando i concetti del Papa - da una parte, "certo maschilismo", dall'altra, "in particolare, il clerico-carrierismo, da cui non sono esenti anche le donne". Falasca rileva, però, la presenza di una "moltitudine di donne che pur non avendo voce in capitolo, in silenzio, ma con le spalle larghe del loro vissuto nella fede, hanno sostenuto e protetto la Chiesa dai colpi inferti dalla 'eresia dell'istituzionalismo'. Le voci di queste donne dovrebbero essere ascoltate, riconosciute e rappresentate anche per svolgere, accanto agli uomini, con autorevolezza e pari dignità, incarichi di piena responsabilità in uno spirito di autentico servizio. E se proprio dalla loro presenza 'più incisiva' negli organismi decisionali venisse l'attesa sferzata? E se la loro presenza favorisse un'efficace 'messa in moto' (sull'esempio di figure significative della storia del cristianesimo) di salutari processi che spingano avanti la Chiesa? Se così fosse, basterebbe solo un passo. Il crinale storico nel quale attualmente ci troviamo interpella tutti, e un dato è certo: se la Chiesa vuole correre avanti nel segno dei tempi non può lasciare indietro le donne. Semplicemente non può permetterselo". All'inizio dell'articolo, peraltro, Falasca cita un passaggio di una non remota relazione tenuta dal cardinale Walter Kasper di fronte alla conferenza episcopale tedesca sul tema "La collaborazione tra uomini e donne nella Chiesa" nella quale, tra l'altro, il porporato tedesco - ma Avvenire non lo specifica - avanzava l'ipotesi di "un ministero per le donne, che non fosse quello del diacono, ma piuttosto avesse un proprio profilo, come in passato?".

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