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pubblicato il 31/lug/2014 12:00

Di Maio a Grasso: "non è più arbitro, fermi riforme scempio"

Vicepresidente Camera accusa: "ingerenze impropie Colle e Chigi"

Di Maio a Grasso: "non è più arbitro, fermi riforme scempio"

Roma, 31 lug. (askanews) - Attacco frontale sulla gestione delle riforme costituzionali al presidente Pd del Senato Pietro Grasso dal vicepresidente M5S della Camera Luigi Di Maio. Con accuse dirette anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Matteo Renzi. E appello finale a "ripensarci" e "fermare riforme scempio in cui sappiamo che non crede". "Presidente Grasso - si legge fra l'altro in una lettera aperta di je accuse a Grasso firmata da Di Maio sul blog di Beppe Grillo- in questi giorni in Senato l'ho vista abdicare totalmente al Suo ruolo istituzionale di padre del dibattito parlamentare, che esiste in qualsiasi ordinamento democratico", "Ieri - è scritto- ho visto Pietro Grasso trincerarsi dietro il voto dell'Aula per non assumersi alcuna responsabilità. Al grido 'l'Aula è sovrana', ha posto in votazione qualsiasi questione procedurale venisse avanzata dalla maggioranza: tutti chiari espedienti per evitare il voto segreto (che Lei stesso aveva deciso di garantire e la cui valutazione circa l'ammissibilità cadeva in capo solo e soltanto a Lei), o per eliminare la discussione su migliaia di emendamenti in 5 minuti. Ciò che temo da vicepresidente della Camera dei Deputati, sono i precedenti che in 24 ore Lei ha creato, con le Sue scelte sbagliate" "Credo - prosegue ancora la lettera di Di Maio a Grasso- sia ancora in tempo per ripensarci, nonostante le scomposte e improprie ingerenze di Palazzo Chigi e del Quirinale: credo che Lei sia ancora in tempo per evitare questo scempio". E allora "ci pensi. Se vuole aiutarsi, Le consiglio di guardare negli occhi quei senatori che sono leggermente sulla sua destra, quando presiede l'Aula. Si tratta di cittadini che hanno scelto di fare le notti in Senato per difendere il nostro ordine democratico, per modificare delle riforme in cui non crede neanche Lei. E lo sappiamo bene". (segue)

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