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pubblicato il 08/nov/2013 16:42

Destra: qualcosa si muove. Per fare cosa non si sa (analisi)

Destra: qualcosa si muove. Per fare cosa non si sa (analisi)

(ASCA) - Roma, 8 nov - Questo fine settimana sono in programma a Roma due appuntamenti per il mondo politico della destra. Domani, su iniziativa di Francesco Storace, si terra' una manifestazione per la rinascita di Alleanza Nazionale, alla quale hanno annunciato la propria adesione Fli, Io Sud, Fiamma tricolore e Nuova Alleanza per la rinascita di An. Il giorno successivo, domenica, Officina per l'Italia presentera' un Manifesto agli Italiani per un nuovo centrodestra. Gli occhi dei tanti elettori di destra rimasti orfani, dopo la confluenza di An nel Pdl nel 2008, di un proprio partito di riferimento, guardano con attenzione e questi due appuntamenti per vedere se possono tornare a votare per una formazione che rappresenti effettivamente i loro ideali. Dal momento che il Pdl, pur avendo uomini e donne che hanno un passato nel Msi e in An, con il suo ritorno a Forza Italia e' qualcosa di diverso, anche molto, rispetto alla destra, sia per valori culturali che per agganci internazionali. Dunque, qualcosa si muove nel variegato mondo riconducibile alla vecchia area del Msi, prima, e di An dopo, ma gia' il fatto stesso che, nell'arco di due giorni, si tengano due manifestazioni distinte fa pensare che il processo di riunificazione delle varie anime della destra e' ancora difficile, irto di insidie e di difficolta' per vari motivi. In primo luogo c'e' da rilevare che c'e' un 'convitato di pietra' che risponde al nome di Gianfranco Fini. L'erede di Almirante, l'autore della svolta di Fiuggi del 1995 prima e della confluenza nel Pdl nel 2008, ha rappresentato nel bene e nel male un lungo arco 'storico' della destra, dalla sua elezione a segretario del Msi-Dn nel 1988 al famoso ''che fai, mi cacci?'' rivolto a Silvio Berlusconi, nel corso di una burrascosa riunione della direzione del Pdl, il 21 aprile del 2010. Riunione che porto' alla nascita di Futuro e Liberta' per l'Italia e poi alla disastrosa alleanza con Mario Monti e Pier Ferdinando Casini in 'Lista civica per l'Italia' che, dopo 30 anni di continua presenza parlamentare, lo ha lasciato fuori dalla Camera. Fini e' un 'convitato di pietra' perche' per tantissimi ha tradito il suo mondo in odio a Berlusconi. Per tanti altri, invece, e' l'unico vero leader espresso dalla destra a cavallo degli Anni duemila. Su di lui quindi si accumulano nello stesso tempo odi e rimpianti, voglia di vendetta e di recupero. Per ora l'ex presidente della Camera, che voleva creare una destra moderna, sarkoziana, libera dal berlusconismo, sta ad osservare attento cio' che sta avvenendo nel suo vecchio mondo di appartenenza, ma e' certo che uno come lui, che ha iniziato a fare politica quando, si puo' dire, portava ancora i calzoni corti, non puo' restare a lungo fuori dalla scena. Soprattutto mentre si lavora (forse in ritardo) per realizzare quello che era il suo progetto. In secondo luogo, le operazioni 'nostalgia', quale quella che vuole far rinascere Alleanza Nazionale, in politica difficilmente hanno successo. Berlusconi ci riprova resuscitando Forza Italia. Solo le urne diranno se riuscira', anche perche' lo spirito del '94 non e' quello del 2013-2014. Vent'anni fa, l'ex premier era il nuovo e Fi un partito liberale di massa. Oggi il primo e' il presidente del Consiglio che ha governato piu' di De Gasperi e Forza Italia sembra piu' dividere che unificare il fronte dei moderati. Questo discorso vale ancora di piu' per An. Nel 1994 la destra era unita, era reduce come Msi-Dn dai clamorosi risultati elettorali dell'inverno del '93 che avevano visto Fini e Alessandra Mussolini approdare ai ballottaggi per l'elezione a sindaco a Roma e Napoli. La svolta di Fiuggi era stata si' traumatica, ma significava anche l'uscita dal ghetto, dalla riserva indiana, dove dal dopoguerra era stata confinata la destra italiana identificata, anche per sue colpe, come erede e continuazione dell'ideologia e del regime fascista. Da movimento 'anti-regime', An divenne un partito nel sistema democratico e di governo. Una forza rappresentativa del 12-13 per cento degli italiani, in grado di esprimere sindaci, presidenti di Provincia e di Regione. Ma quella An aveva Fini, aveva Pinuccio Tatarella, Domenico Fisichella nonche' un gruppo di 'colonnelli' (Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Altero Matteoli, Adolfo Urso per dare alcuni nomi) tutti uniti, una vera e propria comunita', per l'affermazione degli ideali della destra. Alleati di Fi, ma diversi. Oggi questa comunita' e' dispersa, frastornata, divisa. Gasparri e Matteoli sono pronti a diventare 'azzurri', La Russa sta in Fratelli d'Italia, Urso lavora con la sua fondazione e scrive libri. Difficilmente quindi l'operazione resurrezione di An potra' riuscire, anche perche' tra coloro che la vogliono far rinascere ci sono esponenti che quando Alleanza Nazionale esisteva ne sono usciti sbattendo la porta, come Francesco Storace e Adriana Poli Bortone. Quanto all'Officina per l'Italia, sembra piu' un progetto di centrodestra. La presenza e la partecipazione di esponenti politici come Guido Crosetto, Giuseppe Cossiga, Marcello Pera, Giulio Tremonti (estranei da sempre alla destra) rendono difficile per tanti aderire a questa proposta che sembra voler ricreare in piccolo il 'pantheon' berlusconiano (reduci del pentapartito Dc-Psi-Psdi-Pri-Pli) con una forte venatura di destra (La Russa, Meloni, Alemanno). A rendere piu' difficile questo progetto e' la vicinanza con il Pdl-Fi. In caso di elezioni (come nel voto scorso) e' inevitabile un'alleanza con Berlusconi o il suo designato e con la Lega Nord, con la conseguenza che la forza piu' grande eroderebbe ancora una volta i consensi all'area che si riconosce nell'Officina. Nessuna speranza, allora, per gli elettori di destra di vedere rinascere un partito nel quale riconoscersi? 'Spes ultima dea', dicevano i latini. Una formazione di destra puo' rinascere ed avere anche un rilevante peso elettorale, ma a precise condizioni. La prima e' quella di riconoscere che in questi anni tutti hanno contribuito a dilapidare un capitale politico importante. Fatta ammenda per gli errori compiuti, bisogna quindi superare steccati e divisioni e preparare un nuovo progetto politico che tenga conto che viviamo nell'epoca di internet, della globalizzazione, dei ricatti del mondo finanziario. Se i 'vecchi' non sono in grado di fare questo, devono con coraggio abbandonare la scena e dare spazio a nuovi protagonisti. Di 'padri nobili' c'e' sempre bisogno. rdo/vlm

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