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pubblicato il 03/mar/2012 21:25

Destra in piazza contro governo,bandiere greche e saluti romani

Storace attacca Monti e Fini. A Berlusconi: Ricominciamo ma...

Destra in piazza contro governo,bandiere greche e saluti romani

Roma, 3 mar. (askanews) - Lucio ma non Dalla: Battisti. Giorgio ma non Napolitano: Almirante. E, soprattutto, destra, ma non quella di Alemanno ("Roma ha bisogno di un vero sindaco di destra") e tanto meno quella di Fini ("oggi inizia la fine della diaspora finiana"), bensì la destra dura e pura di Francesco Storace. Il quale ha tentato di rilanciare il suo partito - La Destra, appunto - con un corteo che si è snodato oggi per le strade di Roma, da piazza della Repubblica alla Bocca della verità, al quale hanno partecipato alcune migliaia di militanti (gli organizzatori ne rivendicano 20mila e il consigliere comunale Dario Rossin prevede orgoglioso che domani i giornali non potranno negare che 20mila persone "hanno marciato su Roma"). Quando sul palco sale donna Assunta Almirante, moglie del leader storico del Movimento sociale italiano Giorgio Almirante, si spengono le canzoni di Lucio Battisti che hanno accolto i militanti in piazza Bocca della verità e partono i cori: "Giorgio! Giorgio!". Poi gli altoparlanti diffondono l'Inno di Mameli e la piazza lo accompagna in coro. Qualche militante alza il braccio destro per un saluto romano. La folla sventola bandiere della Destra e tricolori, c'è anche una bandiera di Mussolini, qualche fascio e qualche croce celtica, un vessillo di Alleanza nazionale, che smette presto di sventolare, e poi una bandiera indipendentista sarda e, in evidente solidarietà con il popolo greco alle prese con le richieste finanziarie dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale, un paio di bandiere elleniche. Sul palco campeggiano gli slogan 'Contro il governo delle tasse' e 'Sovranità monetaria' e tra i militanti spuntano cartelli contro il governo ("Monti boia") o contro la sua politica ("O con noi o contro l'Italia"). Quando Storace prende la parola per il comizio conclusivo, con oltre un'ora di ritardo rispetto all'orario previsto, mescola temi cari alla destra d'antan, come l'immigrazione e le carceri, e argomenti di battente attualità, come la liberazione della cooperante italiana Rossella Urru, i due marò fermati in India e il richiamo del console Vattani a Roma. Poi attacca il suo ex leader Gianfranco Fini, critica governo e banchieri, punzecchia l'ex sodale di partito Gianni Alemanno ("non so se sarò candidato sindaco di Roma ma di certo servono le primarie") e poi si rivolge a Berlusconi chiamandolo per nome: "Silvio stacca la spina a questo governo. Noi siamo pronti a ricominciare, ma vogliamo chiarezza...".

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