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pubblicato il 15/ott/2012 21:26

Ddl stabilità/Monti frena: Modifiche solo in Aula, a saldo zero

Testo resta quello Cdm, no rinvio detrazioni. Occhio a mercati

Ddl stabilità/Monti frena: Modifiche solo in Aula, a saldo zero

Roma, 15 ott. (askanews) - Il testo che sarà presentato alle Camere resta quello approvato in Consiglio dei Ministri, non ci saranno correzioni. Poi il Parlamento è sovrano. Mario Monti però tiene a mettere un vincolo: gli emendamenti al ddl stabilità dovranno lasciare i saldi invariati, altrimenti i mercati sono subito pronti a punirci. Da palazzo Chigi rispondono così al fuoco di fila di dichiarazioni dei partiti di maggioranza contro molte misure contenute nel provvedimento: l'aumento dell'Iva, la franchigia sulla detrazioni, la soluzione per gli esodati, i tagli a scuola e sanità, la stretta sull'assistenza dei familiari ai disabili. Dichiarazioni alimentati anche da ipotesi di una correzione 'in corsa', già da parte del governo e prima del deposito del testo, sui due punti più contestati: la modifica alla legge 104 che riduce al 50% la retribuzione per i giorni di permesso chiesti dai dipendenti per assistere un disabile che non sia il coniuge o un figlio, e la stretta sulle detrazioni. Ipotesi circolata nel pomeriggio, che da palazzo Chigi smentiscono nettamente: "Il testo sarà depositato domani mattina, e sarà quello approvato in Cdm". Dunque, con l'intervento 'retroattivo' sulle detrazioni. Definizione che peraltro dal governo contestano: "E' ovvio che le spese portate in detrazione si riferiscano all'anno precedente...". Ma al di là del punto specifico, dal governo difendono la "coerenza interna" del provvedimento, "dal punto di vista redistributivo e dal punto di vista dello stimolo alla crescita". Ovviamente "il Parlamento è sovrano", ma la richiesta ai partiti di maggioranza è sempre la stessa, quella che veniva ripetuta come un mantra ai tempi del 'Salva-Italia': "Il governo condividerà solo modifiche migliorative, e che soprattutto lascino invariati i saldi del provvedimento". Perchè qualsiasi deroga, avverte una fonte dell'esecutivo, avrebbe un effetto immediato: "I mercati la interpreterebbero come un abbandono della strada del rigore, tanto più preoccupante ora che si avvicinano le elezioni". Tradotto, i mercati potrebbero valutare negativamente non solo eventuali alleggerimenti in sè, ma leggervi i prodromi di un allentamento della serietà di bilancio che non potrebbe che peggiorare con il governo che si insedierebbe dopo le elezioni. Dunque, è il messaggio che da palazzo Chigi inviano ai partiti 'riottosi', "se volete spostare di un anno la stretta sulle detrazioni, fate pure: ma serve trovare una copertura alternativa, e quella misura vale circa un miliardo". Stesso discorso per tutti gli altri emendamenti.

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