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pubblicato il 05/apr/2012 19:45

Dalla Lega lombarda al 'Family gate', per Bossi 30 anni da Capo

Primi passi con Maroni. Nel '90 dal cappio al governo col Cav

Dalla Lega lombarda al 'Family gate', per Bossi 30 anni da Capo

Roma, 5 apr. (askanews) - Anche nelle intercettazioni telefoniche, in cui cadono le barriere e si rischia di sbracare, chi lo ha infine costretto a dimettersi lo chiama semplicemente 'il Capo'. Ecco quindi che le dimissioni di Umberto Bossi da segretario federale della Lega rappresentano qualcosa in più di una circostanza storica, sono il big bang della Lega Nord. Di fatto, la fine del partito così come conosciuto negli ultimi ventisei anni, forse la fine di una storia in cui Bossi è la Lega, la Lega è Bossi. Certamente l'ultimo atto del più antico partito personale esistente. La sfida, ora, è capire se la scelta di nominare il senatùr 'Presidente' e lanciare un triumvirato fino al congresso servirà a salvare il Carroccio. Fin troppo facile sembra oggi ricordare il cappio esposto ai tempi dell'assalto a Craxi, la nemesi di una Lega giustizialista travolta da accuse che lambiscono Umberto e la famiglia. E però in origine il Carroccio è proprio questo, partito di lotta, giustizialista, anti sistema, per lunghi tratti secessionista e anti nazionale. Ma è soprattutto la storia di un perito elettronico diventato 'il Fondatore', 'il Capo', per tutti il 'senatùr'. Bossi, varesotto di Cassano Magnago, classe 1941, da ragazzo vicino all'estrema sinistra, fonda nel 1982 la Lega Autonomista Lombarda, di cui diviene segretario. Lo accompagnano nell'avventura un giovane Roberto Maroni e Giuseppe Leoni. Dopo un vano tentativo di approdare in Parlamento nel 1983, l'anno successivo lancia la Lega lombarda. Al suo fianco c'è già la moglie, Manuela Marrone. Nel 1987 l'approdo in Senato, da lì e per sempre il titolo di 'senatùr'. Il vero salto di qualità è datato 1989, quando Bossi fonde i movimenti autonomisti del Settentrione e dà vita alla Lega Nord. Arriva il 1992 ed esplode Tangentopoli, la Lega e i missini sono fra i principali sponsor del Pool di Milano. L'immagine del cappio agitato in Aula da Luca Leoni Orsenigo fotografa la storia leghista di quei mesi. Anche il Carroccio e il suo fondatore, in realtà, pagheranno successivamente un prezzo nel corso del processo Enimont. Il 1994 è l'anno dell'approdo al governo, al traino del Cavalier Silvio Berlusconi. Questa volta il fotogramma è quello di Bossi in canottiera, a Porto Cervo, in trasferta sarda dal Cav. Quattro mesi dopo staccherà la spina al primo esecutivo Berlusconi e arriverà a un passo dalla rottura definitiva con Maroni. Perdonerà lo strappo di Roberto, unico caso di un partito durissimo con gli eterodossi. Sono i giorni del ribaltone, per mesi Berlusconi diventa il 'grande fascista di Arcore' e 'l'uomo della mafia'. Toni violentissimi fino al 1996 e anche oltre, quando il Carroccio sposa la linea della corsa solitaria alle politiche, del Parlamento del Nord, del secessionismo spinto almeno nei simboli, dei media 'padani', del 10% di consenso nazionale. Poi, repentina, la nuova svolta. (segue)

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