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pubblicato il 11/mar/2015 21:11

Cuperlo evoca scissione, ma la minoranza si divide

Possibili defezioni per l'iniziativa di Bersani del 21 marzo

Cuperlo evoca scissione, ma la minoranza si divide

Roma, 11 mar. (askanews) - La scissione Pd evocata da Gianni Cuperlo fa danni soprattutto dentro la minoranza, almeno per ora. Lo strappo dell'ex sfidante di Renzi non trova il consenso di Pier Luigi Bersani e nemmeno quello di Roberto Speranza. Gli oppositori interni di Matteo Renzi appaiono divisi proprio alla vigilia delle due riunioni dei prossimi giorni, quella del 14 marzo di Area riformista di Speranza e quella del 21 promossa proprio da Bersani per provare a mettere insieme tutte le anime della minoranza Pd. L'oggetto del contendere è la linea da tenere nei confronti di Renzi, che Cuperlo, Fassina, Civati e Bindi vorrebbero più dura e che invece molti bersaniani, a cominciare da Speranza, ritengono debba essere comunque finalizzata a cercare intese con il segretario-premier. Qualche bersaniano, più maliziosamente, vede nella mossa di Cuperlo un attacco al possibile ruolo di punto di riferimento delle minoranze che Bersani sta di fatto assumendo e aggiunge: "Con queste premesse, non so nemmeno se Cuperlo verrà il 21... Come si fa a trovare una linea comune?".

Ai giornalisti, oggi pomeriggio, Bersani ha risposto così commentando le parole di Cuperlo: "Per quanto mi riguarda non c'è un rischio scissione nel Pd, francamente non lo vedo. Ma c'è un disagio di cui alla fine si dovrà pur prendere atto, non si può rispondere sempre e solamente 'noi tiriamo dritto'". Con i suoi l'ex segretario è stato più netto: "Chi parlasse di scissione non parlerebbe di Bersani". Peccato che Cuperlo abbia volutamente evocato la rottura: "Il presidente del Consiglio - ha aggiunto Cuperlo - deve capire che in gioco non è la sorte del governo ma il destino del Pd. In discussione è l'unità e la tenuta del Pd, spero che Renzi rifletta su questo, prima che sia troppo tardi".

In realtà, raccontano, già nei giorni scorsi la minoranza aveva faticato per trovare un punto comune. Nella riunione di lunedì sera per definire la linea sulle riforme la discussione non è stata facile, la maggior parte dei bersaniani e lo stesso Speranza, secondo quanto viene riferito, hanno bocciato l'idea di non votare le riforme costituzionali e anche il documento dei cuperliani non è piaciuto. Ieri mattina, poi, durante una riunione di Area riformista più d'uno ha espresso dubbi rispetto alla manifestazione del 21, quella che Bersani ha progettato per rimettere tutte le minoranze intorno a un tavolo: "Vediamo prima la piattaforma", è stato l'avvertimento di parecchi di Area riformista. "Se diventa un'assemblea solo contro non ha senso". Tra i bersaniani, ora, si mette in dubbio persino la presenza di esponenti come Cuperlo, Civati e Boccia all'incontro del 21 marzo.

Del resto, tra le righe delle parole di Cuperlo si legge una qualche critica proprio a una parte della minoranza: "Sono colpito dai giornali di questa mattina, la minoranza viene descritta in modo un po spregiativo, quelli che dicono sempre sì 'ma è l'ultima volta. E' faticoso...". E' questa l'accusa rivolta all'ala più dialogante della minoranza, quella di fare, di fatto, da stampella a Renzi. Accusa che, ovviamente, viene respinta: "Se ci si mette su quella posizione, di critica su tutto, sull'impianto culturale del Pd - è il commento di un esponente di Area riformista - allora si esca dal partito. Noi vogliamo criticare Renzi e correggere la rotta, ma non uscire dal Pd". E Speranza aggiunge: "La parola scissione non fa parte del vocabolario del Pd".

Il punto è che i 'duri' preparano l'imboscata al premier sulla legge elettorale, con la speranza di sedurre Fi con un emendamento che permetta l'apparentamento al secondo turno. Speranza e gli altri, invece, non appoggiano l'idea di tentare il blitz approfittando del voto segreto. Bersani, secondo i 'duri', continua a non trarre le conclusioni delle critiche che fa, "forse perché condizionato dai suoi che vogliono il dialogo". Due linee molto diverse, un confronto che Renzi osserva con attenzione, ma per ora senza grandi preoccupazioni: "Parlare anche solo lontanamente di rischi di scissione nel Pd è una cosa senza senso", dice il vice-segretario Lorenzo Guerini.

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