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pubblicato il 11/lug/2012 21:40

Crisi/ Monti: L'Italia in guerra, ma usciremo dal tunnel

A G20 sfiorammo umiliazione, ora clima nuovo

Crisi/ Monti: L'Italia in guerra, ma usciremo dal tunnel

Roma, 11 lug. (askanews) - Un "percorso di guerra durissimo" quello intrapreso dall'Italia: guerra contro "i pregiudizi diffusi e contro le più ciniche valutazioni" invalse sul Paese, ma anche contro i vizi del passato, che hanno causato i problemi che oggi il governo e i cittadini si trovano a dover fronteggiare. Una guerra "pacifica", ma ancora lunga, con l'incognita sui tempi in cui inizierà a dare i suoi frutti. Ma con una certezza: "Ci vorrà tempo per vedere gli effetti dei nostri provvedimenti su crescita e occupazione ma sono sicuro che questi effetti ci saranno perchè le cose fatte vanno nella direzione di rimuovere i vincoli strutturali alla crescita". Intervenendo all'Assemblea dell'Abi, subito dopo che il governatore di Bankitalia Ignazio Visco aveva gelato la platea con un -2% di Pil per il 2012, il presidente del Consiglio invita tutti a tenere alta la tensione sul fronte del risanamento e delle riforme strutturali. Perchè l'Italia è "in un tunnel" dal quale sicuramente uscirà, ma non si quando. Un messaggio rivolto non tanto ai partiti, dei quali il premier elogia la "visione strategica e altamente responsabile di questa fase drammatica", tanto da fargli dire che si può guardare con "serenità" allo scenario post-elettorale. Ma piuttosto con le parti sociali e i sindacati, il cui ruolo del passato con "esercizi profondi di concertazione" ha "generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro". Affondo durissimo, ammorbidito solo dall'invito ai ministri a "capire" le rezioni anche critiche dei loro interlocutori, dovute in gran parte proprio a questa "oggettiva diminuzione" di ruolo determinata dal governo. Ma oltre ai problemi interni, la "guerra di Mario" è anche in Europa, soprattutto contro i "pregiudizi" sull'Italia che hanno toccato il loro culmine al g20 di Cannes con il suo rappresentante di allora, Silvio Berlusconi, sottoposto a una "pressione sgradevolissima e per lui e il suo Paese prossima all'umiliazione, e nell'intenzione dei 'prementi' non privi di motivi oggettivi".

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