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pubblicato il 27/mar/2013 12:00

Crisi marò/ Terzi lascia, irritazione al Colle: interim a Monti

Ministro: Avevo riserve. Di Paola non lo segue. Governo spaccato

Crisi marò/ Terzi lascia, irritazione al Colle: interim a Monti

Roma, 27 mar. (askanews) - Giulio Terzi fa un passo indietro. Dopo avere ribadito più volte l'intenzione di restare saldamente al suo posto, il ministro degli Esteri annuncia le dimissioni. L'informativa alla Camera sulla vicenda dei marò, prima trattenuti in Italia e poi rispediti frettolosamente in India al termine di un permesso elettorale, rappresenta l'occasione che il ministro dice di aspettare. "Non posso più far parte di questo governo" afferma, a conclusione di una ricostruzione dei fatti per certi versi grottesca, che non nasconde le divisioni interne all'esecutivo. Non lo segue, su questa linea, il collega della Difesa Giampaolo Di Paola: "Le valutazioni espresse dal ministro Terzi sul caso dei due Fucilieri di Marina non sono quelle del governo. Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona, ma così verrei meno a quel senso del dovere verso le istituzioni che ho sempre servito. Non abbandonerò la nave in difficoltà con Massimiliano e Salvatore a bordo, fino al mio ultimo giorno di governo", commenta. L'informativa alla Camera rappresenta dunque l'ultimo atto dell'ambasciatore Giulio Maria Terzi di Sant'Agata come ministro degli Esteri. O, come qualcuno sussurra in Transatlantico, il primo colpo sotto la cintura di una nuova campagna elettorale. Le dimissioni, considerate "irrituali" al Colle, da cui trapela una certa irritazione, erano state richieste da più parti nei giorni scorsi. E qualcuno alla Camera non ha mancato di notare la solidarietà espressa a caldo al ministro degli Esteri da Angelino Alfano. Evidentemente - è il ragionamento - Terzi è il tramite, l'avversario è un altro. Toccherà al presidente del Consiglio Mario Monti, oggi, spiegare ai due rami del Parlamento com'è andata davvero la vicenda dei marò, com'è maturata la decisione solo apparentemente condivisa da tutto l'esecutivo di rispedirli in India. Il premier dovrà assumersi "le sue responsabilità politiche", commenta il vice presidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl), mentre la portavoce dei deputati del Pdl, Mara Carfagna, parla di "cinismo e superficialità del governo Monti". Insomma, se il Pdl non gioca a carte scoperte, poco ci manca. Il premier, da parte sua, è salito ieri al Quirinale con il decreto di accettazione delle dimissioni di Terzi, ha spiegato di avere appreso "con stupore" la scelta del titolare della Farnesina e non ha mancato di sottolineare che "le valutazioni espresse alla Camera dal ministro Terzi non sono condivise dal governo". E in effetti, più volte nella ricostruzione di Terzi emergono fatti e circostanze che lasciano pensare a divisioni, anche feroci, nell'esecutivo. Divisioni che risalgono già all'11 marzo, giorno in cui il ministro annuncia che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in Italia con un permesso sindacale, non faranno più ritorno in India. Non tutti avrebbero approvato la decisione, secondo quanto si è appreso. E la riunione al Quirinale del 15 marzo scorso, a cui oltre a Terzi e Di Paola ha partecipato anche la titolare della Giustizia Paola Severino, sarebbe servita per fare il punto sulla decisione e valutare se vi fosse "un solido fondamento giuridico e politico".

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