venerdì 09 dicembre | 19:00
pubblicato il 27/mar/2013 12:00

##Crisi marò/ Monti durissimo con Terzi: Ha obiettivi personali

Ripercorre vicenda: "Rientro doloroso, ma non a fini economici"

##Crisi marò/ Monti durissimo con Terzi: Ha obiettivi personali

Roma, 27 mar. (askanews) - La diffusione di valutazioni riservate e non ancora stabilite, ovvero la possibilità di non far tornare i due marò in India; l'aver taciuto sia al capo dello Stato che al presidente del Consiglio l'intenzione di dimettersi annunciata poi nell'Aula della Camera; infine la volontà di perseguire "un obiettivo più esterno che diventerà forse più evidente nei prossimi tempi". Sono le accuse, durissime, che il premier Mario Monti rivolge all'ex ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant'Agata nel suo intervento alle Camere. Nel quale Monti ripercorre tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano La Torre, spiegando il perchè si è presa la decisione "dolorosa" di far tornare i due fucilieri in India, e spiegando che seppure non sono entrate in gioco valutazioni 'commerciali' ed "interessi economici", c'era anche da tenere presente che l'Italia "rischiava l'isolamento" e che addirittura i Paesi emergenti - i cosiddetti Brics - stavano valutando sanzioni nei confronti dell'Italia. La prima accusa a Terzi riguarda il comunicato con cui la Farnesina ha per prima dato la notizia che i due marò sarebbero rimasti in Italia: "Si trattava di una decisione in itinere, destinata ad essere rivista alla luce delle auspicate consultazioni bilaterali - spiega Monti - e che quindi non avrebbe dovuto essere oggetto di precipitose dichiarazioni alla stampa, che il Ministro Terzi ritenne invece di rilasciare, anticipando un risultato finale che non poteva ancora darsi per scontato". La seconda accusa riguarda le dimissioni a sorpresa del ministro: "Sono rimasto stupefatto", rivela il premier, per una decisione "resa nota qui senza alcuna informazione preventiva né al Capo dello Stato né a me, Presidente del Consiglio". Eppure, osserva Monti, se Terzi era in disaccordo con la decisione di far tornare i marò in India "il preannuncio di dimissioni può essere utilizzato come strumento per indurre a modificare le decisioni". Ma "niente di tutto questo è avvenuto". E allora arriva la terza accusa, la più pesante, quella di perseguire un secondo fine: "Sulla base di questi fatti oggi si può ritenere che l'obiettivo non era cambiare una decisione ma era un obiettivo più esterno per conseguire altri risultati che forse diventeranno più evidenti col passare del tempo". (segue)

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