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pubblicato il 02/nov/2011 20:42

Crisi/ Dubbi del Colle e di Tremonti, salta il decreto

Giornata di trattative, poi governo abbandona strada dl

Crisi/ Dubbi del Colle e di Tremonti, salta il decreto

Roma, 2 nov. (askanews) - Decreto doveva essere, ma difficilmente decreto sarà. Il governo, nonostante gli annunci delle ultime ore, non darà questa sera il via libera al decreto che avrebbe dovuto contenere alcune misure per fronteggiare la crisi. Al termine di una giornata di tensioni, il Consiglio dei ministri convocato per questa sera non varerà dunque il provvedimento sul quale, per tutto il giorno, nella maggioranza è stato braccio di ferro. A pesare, riferiscono fonti di governo, ci sarebbero state alcune perplessità del Quirinale e del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Secondo quanto riferiscono le stesse fonti, questo pomeriggio si era stabilito di inserire alcune delle norme sullo sviluppo (fra i quali provvedimenti dei ministeri di Paolo Romani e Altero Matteoli) in un apposito decreto stabilendo nel contempo di inserire nel maxiemendamento alla legge di stabilità parti delle restanti misure promesse all'Europa. Ma questo tipo di soluzione non sarebbe stata del tutto gradita a Tremonti, convinto tra l'altro che sul decreto si sarebbe innescata una battaglia lunga 60 giorni. Ma anche dal Quirinale sarebbero state sollevate delle perplessità rispetto alla strada scelta dalla maggioranza. Secondo fonti di governo, i contenuti da inserire in un momento tanto delicato nel decreto andavano dosati con attenzione e di questo si sarebbe probabilmente dovuto discutere nell'incontro previsto per stasera al Colle con i capigruppo del Pdl e Angelino Alfano: un colloquio slittato a domani su richiesta del Pdl. Proprio quest'ultimo punto dimostrerebbe però le difficoltà interne alla maggioranza rispetto nel varare l'atteso decreto. A questo punto resta da stabilire quale sarà la strada scelta dal governo, anche in vista del G20 che si aprirà domani a Cannes e al quale il premier avrebbe voluto prendere parte illustrando i primi provvedimenti stabiliti dall'esecutivo. Resta infatti aperta la strada del maxiemendamento, che secondo fonti di governo sarebbe preferita dal Quirinale perché lascerebbe aperta la porta al confronto con le opposizioni.

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