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pubblicato il 19/ott/2013 18:09

Crisi: da Squinzi e Visco nuovi appelli, all'economia serve piu' spinta

Crisi: da Squinzi e Visco nuovi appelli, all'economia serve piu' spinta

(ASCA) - Roma, 19 ott - La crisi economica non ha ancora mollato la presa sull'Italia ed e' indispensabile dare maggiore impulso ai primi segnali di ripresa, se si vuole davvero tornare a percorrere la strada della crescita e dell'occupazione. E' questo il senso dei messaggi, o meglio appelli, arrivati dal mondo delle imprese e dalla Banca d'Italia, per voce del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e del Governatore Ignazio Visco. Squinzi ha parlato a Napoli: ''Non solo il Mezzogiorno ma tutto il Paese e' a rischio da industrializzazione'', ha detto a margine del Meeting dei giovani industriali. ''Dobbiamo assolutamente ritrovare la crescita, che puo' venire solo dalle imprese. In particolare da quelle manifatturiere che possono creare lavoro''. Il leader confindustriale ha ribadito che ''il grande problema del nostro Paese e' questo: 3 milioni di disoccupati di cui 100 mila giovani''. E per Squinzi si tratta di una ''situazione insostenibile''. Quanto alle risorse necessarie, ''si poteva intervenire con una spending review seria sulla Pubblica Amministrazione che spende 850 miliardi l'anno''. Secondo Squinzi e' infatti possibile sul fronte della Pubblica Amministrazione un taglio dell'1-2% che significa ''recuperare risorse per 20-25 miliardi''. Rispondendo a una domanda di un cronista, Squinzi ha poi sottolineato che tenuto conto del contesto europeo e mondiale, ''e' importante avere un governo autorevole''. Da Bari, che per l'Italia si imponga una maggiore capacita' di risposta della nostra economia lo ha sottolineato esplicitamente Visco, parlando al Forum della piccola editoria, nel Teatro Petruzzelli: ''La rapidita' e l'imprevedibilita' dei cambiamenti, ai quali si aggiunge quello lento ma non meno importante del progressivo invecchiamento della popolazione, impongono di accrescere la velocita' di risposta dell'economia, un problema che riguarda l'intero paese, le sue istituzioni e il suo sistema produttivo, non solo il 'capitale umano' e l'adattabilita' della sua forza lavoro''. ''Si e' fortemente ridotta - ha spiegato il Governatore - la nostra capacita' di immaginare quali saranno i beni e i servizi richiesti di qui a qualche anno tanto e' rapido il processo di innovazione tecnologica. Altrettanto difficile e' prevedere le nuove professionalita' necessarie a produrli''. ''Occorre - ha incalzato - un salto di qualita' del settore produttivo: abbiamo bisogno di imprese piu' grandi, piu' tecnologiche, piu' internazionalizzate; la politica deve agire per creare le condizioni favorevoli all'attivita' d'impresa e alla riallocazione dei fattori produttivi verso le attivita' in espansione. In questi anni non e' mancata la spinta riformatrice, ma si e' sviluppata in modo non sempre organico; in molti casi il processo di attuazione stenta a completarsi e le amministrazioni tardano a modificare i loro comportamenti''. Sul fronte lavoro, specificatamente quello giovanile, sono importanti il ruolo della famiglia e il rilancio della scuola e dell'universita': sono questi, per Visco, i temi all'ordine del giorno per rimuovere gli ostacoli che frenano il meccanismo di introduzione dei giovani nel mercato del lavoro. ''I margini ottenuti con la maggiore flessibilita' del mercato del lavoro introdotta dalla meta' degli anni novanta, e la contestuale riduzione dei salari reali, sono stati troppo poco utilizzati dalle imprese per realizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo e in nuove tecnologie necessari per affrontare con efficacia le sfide poste dai grandi cambiamenti degli ultimi decenni. La sopravvivenza delle imprese che non hanno intrapreso il necessario aggiustamento strutturale ha avuto luogo al costo di mantenere bassa la qualita' del capitale umano mediamente richiesto, comprimendone la dotazione complessiva e con essa anche il suo rendimento''. Visco ha sottolineato la necessita' di investire in cultura: ''La capacita' di puntare su una crescita dell'economia, e della societa', basata su innovazione e competenze, richiede, nel nostro paese, una pluralita' di azioni e il coinvolgimento di piu' attori, in grado di rompere questo circolo vizioso''. E se lo Stato spende poco in cultura e conoscenza, le imprese non hanno saputo utilizzare i 'margini' derivanti dal basso costo dei salari reali e dalla flessibilita' per investire in ricerca: ''La spesa pubblica italiana nelle politiche attive per la formazione e i servizi per l'impiego era nel 2007, prima della crisi, pari a due decimi di punto percentuale del PIL, la meta' o meno di quella sostenuta nell'intera Unione Europea o in Germania e Francia. Durante la crisi, la quota del PIL destinata a tali politiche in Italia si e' ulteriormente ridotta, mentre e' cresciuta in quasi tutti i paesi dell'Unione''. Per quanto riguarda la questione occupazionale, poi, ''i margini ottenuti con la maggiore flessibilita' del mercato del lavoro introdotta dalla meta' degli anni novanta, e la contestuale riduzione dei salari reali, sono stati - ha rilevato il Governatore - troppo poco utilizzati dalle imprese per realizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo e in nuove tecnologie necessari per affrontare con efficacia le sfide poste dai grandi cambiamenti degli ultimi decenni''. La sopravvivenza delle imprese ''che non hanno intrapreso il necessario aggiustamento strutturale ha avuto luogo al costo di mantenere bassa la qualita' del capitale umano mediamente richiesto, comprimendone la dotazione complessiva e con essa anche il suo rendimento'', ha concluso. int/mau

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