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pubblicato il 01/ago/2011 21:36

Crisi/ Berlusconi si convince e mette la faccia: Parlo a Camere

Colle un pò tranquilizzato da avvio confronto sulla crisi

Crisi/ Berlusconi si convince e mette la faccia: Parlo a Camere

Roma, 1 ago. (askanews) - Non ne aveva molta voglia, ma alla fine la scelta è stata quasi inevitabile. Dunque, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, mercoledì si presenterà alla Camere e terrà una informativa sulla situazione economica, con buona pace dei parlamentari già pronti a chiudere baracca e burattini e partire per le vacanze. Non ne aveva molta voglia, il premier, come ha confidato ad alcuni fedelissimi. E così per qualche giorno è rimasto a metà del guado. Diviso tra chi, all'interno della stessa cerchia dei consiglieri, da una parte gli spiegava che era meglio lasciar perdere anche per evitare il rischio di una qualsiasi 'sbavatura', e dall'altra gli suggeriva di dimostrare che il governo, e il suo nocchiero, restano saldi nonostante la navigazione in acque agitate. Non ne aveva voglia, Berlusconi, anche perché la sola idea che la sua decisione potesse apparire come un cedimento alle richieste avanzate dall'opposizione, irrita il suo ego. "Riescono solo a ripetere la litania delle mie dimissioni - avrebbe detto - sono degli irresponsabili". Una volta però che dagli Stati Uniti è arrivata la notizia della chiusura dell'accordo tra Democratici e Repubblicani sul debito, le pressioni perché Berlusconi ci mettesse la faccia (in primis, viene riferito, quelle di Letta e Alfano), sono andate a buon fine. D'altra parte il 'piano' prevede non soltanto che il premier parli di fronte alle Camere ma anche che giovedì partecipi al tavolo con le parti sociali, le stesse che in un documento avevano invocato quella "discontinuità" che alle orecchie del Cavaliere era suonata come una fastidiosa e irricevibile richiesta di farsi da parte. Prima però, Berlusconi, riunirà il Cipe e la 'mossa' studiata ad Arcore prevede il finanziamento di opere pubbliche per 7 miliardi. Il premier, sempre secondo quanto viene riferito, avrebbe chiesto ai ministri ma anche ai vertici del partito, dei contributi per il suo intervento. Ma, viene spiegato, è altamente probabile che il discorso da una parte metta in risalto le misure già adottate dal governo per fronteggiare la crisi e dall'altro contenga anche un appello all'opposizione a tenere un atteggiamento simile a quello dei Repubblicani americani e un invito a "condividere scelte impegnative", come detto oggi da Alfano. Insomma qualcosa di simile a quei momenti di coesione nazionale che erano stati auspicati all'indomani della manovra anche da Giorgio Napolitano. Il Colle in queste ore segue con molta attenzione la vicenda e di certo ha trovato "tranquilizzante" la notizia dell'informativa alle Camere e dell'incontro con le parti sociali che, sebbene in un tavolo separato da quello del governo, vede anche il coinvolgimento dell'opposizione. Ma ai suoi interlocutori Berlusconi, che domani farà rientro a Roma, ha confidato di non essere affatto sereno. Intanto per la situazione economica: e c'è da capirlo visto che oggi, alla faccia dell'annuncio del suo discorso al Parlamento, la Borsa di Milano ha fatto un tonfo che l'ha portata a perdere quasi il 4%. Ma c'è anche l'attivismo delle Procure a impensierire il premier. Che Berlusconi non abbia ancora smaltito la bile per la sentenza che lo ha obbligato a versare 560 milioni alla Cir di De Benedetti, non è un mistero anche perché non perde occasione di ricordarlo. Ma sono le voci di nuove inchieste che lo preoccupano, la sensazione che la magistratura stia tentando un nuovo 'ripulisti' della classe politica. Caso a parte è però quello del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sempre più indebolito dall'inchiesta del suo ex braccio destro Milanese e dal putiferio scaturito dopo la sua confessione di essersi sentito "spiato" dalla Guardia di Finanza. Il rapporto personale tra Silvio Berlusconi e il titolare di via XX settembre è ormai ai minimi termini e non è un caso se nel Pdl nessuno si stia sperticando in tentativi di difesa. Il premier a questo punto si augura che sia lo stesso Tremonti a farsi da parte, tanto che in via riservata starebbe già sondando dei possibili sostituti.

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