giovedì 23 febbraio | 15:10
pubblicato il 23/feb/2012 18:45

Consulta/ Quaranta: Stampa ci attacca ma siamo indipendenti

Presidente Corte difende segreto decisioni e rivendica efficienza

Consulta/ Quaranta: Stampa ci attacca ma siamo indipendenti

Roma, 23 feb. (askanews) - La Corte costituzionale è "indipendente dalla politica" e i resoconti giornalistici che raccontano pressioni sulla Consulta da partiti e istituzioni 'romane' e divisioni tra i giudici sono vissute dagli interessati come "attacchi" ripetuti e "ricostruzioni generalmente inesatte delle discussioni in camera di consiglio". E' questo il secco messaggio che il presidente della Corte, Alfonso Quaranta, ha lanciato in occasione dell'incontro annuale con il mondo dell'informazione. "Insinuazioni aventi ad oggetto la Corte o singoli suoi componenti non hanno avuto, non hanno e non avranno mai alcuna incidenza sul sereno e indipendente esercizio della giurisdizione costituzionale", ha rincarato la dose il giurista, sottolineando il carattere "collegiale" delle decisioni della Consulta. Le polemiche sul referendum elettorale bocciato hanno lasciato il segno, ma Quaranta ha negato che i giudici delle leggi temano la trasparenza: "Esistono altri sistemi - ha spiegato - nei quali viene dato rilievo alle opinioni dissenzienti" ma fino a quando non cambierà l'ordinamento italiano "il giudice va salvaguardato sulla riservatezza della camera di consiglio. Nel mio programma c'è la ripresa dei lavori sulla 'dissenting opinion' (la formalizzazione pubblica e giuridicamente motivata per iscritto dei dissensi fra i giudici, ndr), è un tema che mi sta a cuore". Quaranta ha rivendicato orgogliosamente l'efficienza del collegio: nel 2011 "sono state emesse 166 sentenze e 176 ordinanze per un totale di 342 pronunce" e c'è stata una "significativa riduzione" dell'arretrato, passato da 432 a 374 giudizi pendenti, con una durata media dinanzi alla Corte di circa 10-11 mesi. Quanto alle pressioni della politica, "tutte le volte che si parla di questo c'è un sorriso sulle nostre labbra", ha commentato, ma al contrario un avvertimento al mondo politico lo ha inviato, nel giorno della bocciatura dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per i respingimenti in Libia del 2009. La Corte costituzionale è una "Corte 'dei diritti' e non solo 'dei conflitti'" e sul tema dell'immigrazione la sua giurisprudenza consolidata va in direzione di "dare pieno riconoscimento ai diritti degli stranieri, immigrati e cosiddetti clandestini", per difendere, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno, "un nocciolo duro di diritti fondamentali che va salvaguardato in ogni circostanza".

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