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pubblicato il 10/set/2013 14:44

Cile: quel ''compromesso storico'' di Berlinguer nato dal 'golpe'

Cile: quel ''compromesso storico'' di Berlinguer nato dal 'golpe'

(ASCA) - Roma, 10 set - Il colpo di stato in Cile dell'11 settembre 1973 suscito' forte impressione in tutti gli ambienti democratici mondiali ed ebbe ripercussioni sulla riflessione della sinistra italiana.

Eletto segretario del Pci il 13 marzo 1972, Enrico Berlinguer, proprio a partire dal Cile da' la sua impronta al partito gia' a fine 1973, con tre saggi pubblicati dal settimanale Rinascita (28 settembre, 5 e 12 ottobre) che fanno i conti con il golpe che ha deposto il presidente socialista Salvador Allende, delineando la strategia del ''compromesso storico''. Il giudizio di Berlinguer e' molto preoccupato sulle scelte degli Stati Uniti che sembrano, con il sostegno al generale Augusto Pinochet, voler forzare la ''coesistenza pacifica'' che fino a quel momento ha caratterizzato la ''guerra fredda'' tra Washington e Mosca. ''Gli avvenimenti cileni sono stati e sono vissuti come un dramma da milioni di uomini sparsi in tutti i continenti. Si e' avvertito e si avverte - scrive Berlinguer - che si tratta di un fatto di portata mondiale, che non solo suscita sentimenti di esecrazione verso i responsabili del golpe reazionario e dei massacri di massa, e di solidarieta' per chi ne e' vittima e vi resiste, ma che propone interrogativi i quali appassionano i combattenti della democrazia in ogni Paese''.

I primi due saggi sono titolati ''Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni'' e ''Via democratica e violenza reazionaria'' ma e' nel terzo, ''Alleanze sociali e schieramenti politici'', che Berlinguer concentra le sue proposte per la politica italiana. ''Abbiamo constatato che la via democratica non e' ne' rettilinea, ne' indolore. Piu' in generale - scrive il segretario comunista - il cammino del movimento operaio, quali che siano le forme di lotta, non e' stato mai ne' puo' essere una ascesa ininterrotta. La via democratica al socialismo e' una trasformazione progressiva - che in Italia si puo' realizzare nell'ambito della Costituzione antifascista - dell'intera struttura economica e sociale, dei valori e delle idee guida della nazione, del sistema di potere e del blocco di forze sociali in cui esso si esprime''. Il leader del Pci collega la proposta di ''compromesso storico'' alla cultura politica del ''partito nuovo'' di Palmiro Togliatti: ''Se e' vero che una politica di rinnovamento democratico puo' realizzarsi solo se e' sostenuta dalla grande maggioranza della popolazione, ne consegue la necessita' non soltanto di una politica di larghe alleanze sociali ma anche di un determinato sistema di rapporti politici, tale che favorisca una convergenza e una collaborazione tra tutte le forze democratiche e popolari, fino alla realizzazione fra di esse di una alleanza politica''. Berlinguer, dopo altri passaggi analitici del suo ragionamento, e' ancora piu' esplicito: ''Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare (cosa che segnerebbe, di per se', un grande passo avanti nei rapporti di forza tra i partiti in Italia), questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l'opera di un governo che fosse l'espressione di tale 51%. Ecco perche' noi parliamo non di una alternativa di sinistra ma di una alternativa democratica, e cioe' della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari di ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico''.

Per proporre il ''compromesso storico'', sostiene Berlinguer, va rinnovata l'analisi sulla Dc: ''Noi abbiamo sempre avuto ben presente il legame tra la Dc e i gruppi dominanti della borghesia e il loro peso rilevante, e in certi momenti determinante, sulla politica della Dc. Ma nella Dc e attorno ad essa si raccolgono anche altre forze e interessi economici e sociali, da quelli di varie categorie del ceto medio sino a quelli, assai consistenti soprattutto in alcune regioni e zone del paese, di strati popolari, di contadini, di giovani, di donne e anche di operai''. Nella rilettura dei saggi di Berlinguer del 1973 colpisce lo scarso spazio dedicato al Psi, per altro non ancora guidato dal conflittuale Bettino Craxi che scalzera' Francesco De Martino dalla segreteria nel 1976. La proposta berlingueriana di ''patto'' e ''compromesso'' e' interamente rivolta alla Dc. La proposta politica di ''compromesso storico'' non fu percio' apprezzata dal Psi e dai movimenti post-sessantottini. Incontro' invece l'interesse di Aldo Moro, lo statista democristiano che andava riflettendo sulla possibilita' di una ''terza fase'' della politica italiana nella quale potesse realizzarsi processualmente una alternanza alla guida dei governi nel quadro di una democrazia compiuta che superasse la ''conventio ad excludendum'' nei confronti del Pci.

Il ''compromesso storico'' avra' una parziale realizzazione nei governi di ''solidarieta' nazionale'' - monocolori democristiani appoggiati dall'astensione di Pci, Psi, Psdi, Pri - che restarono in carica dal 29 luglio 1976 all'11 marzo 1978 guidati da Giulio Andreotti. Nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il Pci aveva ottenuto il 34,4%, la Dc il 38,7%. Il rapimento di Moro avvenuto il 16 marzo 1978, proprio il giorno in cui la Camera avrebbe dovuto votare la fiducia a un nuovo esecutivo sempre guidato da Andreotti ma con il Pci perplesso nel proseguire con l'astensione, e la successiva uccisione dello statista da parte delle Brigate rosse (9 maggio), stroncano definitivamente ogni idea di ''compromesso storico''. gar/sat

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