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pubblicato il 27/mag/2012 16:45

Centrosinistra/Pd: No minacce Sel-Idv. Vendola:Nessun ultimatum

Bindi: Non si ferma confronto con moderati. Latorre: Lista unica

Centrosinistra/Pd: No minacce Sel-Idv. Vendola:Nessun ultimatum

Roma, 27 mag. (askanews) - "Nessun ultimatum o minacce" da Idv e Sel al Pd, è "il nostro popolo ad aver lanciato un ultimatum alla politica, in particolare al centrosinistra". Così Nichi Vendola ha cercato di smorzare oggi i toni della polemica con il partito di Pier Luigi Bersani, che non ha gradito l'ennesimo appello all'avvio di un "cantiere del centrosinistra", formulato ieri congiuntamente dal leader pugliese e da Antonio Di Pietro. La discriminante, per Vendola, è che "occorre dare speranza al Paese, assediato oggi da una crisi drammatica e che vede nelle risposte del governo Monti nessuna capacità di invertire questa deriva fatta di recessione, disoccupazione, diseguaglianze: che sono l'alimento della crisi di credibilità dei partiti". I due leader ieri hanno giocato con una effigie di Bersani durante una trasmissione di La7, entrambi hanno sottolineato la necessità di non fermarsi alla 'foto di Vasto' con i tre leader per aprire a società civile e movimenti e non limitare i rapporti ai tre partiti che hanno formato l'asse portante della gran parte delle alleanze nelle recenti amministrative. Ma nelle repliche dei democratici oggi non sono mancati tentativi di ridimensionare la proposta di Idv e Sel come una richiesta di 'chiusura' dell'alleanza. Il "sospetto" di Rosy Bindi, ad esempio, è che i due vogliano "bloccare il confronto con l'altra componente del nostro progetto, l'area moderata. Non mi piacciono gli ultimatum. E le minacce", ha detto la presidente piddina a Repubblica, dicendosi però "pronta al confronto". Anche per Giuseppe Fioroni "quello attuale "non è il momento degli ultimatum", ma guardando al futuro "il Pd deve diventare il federatore di tutto ciò che si muove nella società civile": insomma, il nuovo centrosinistra di Vendola e di Pietro non basta. Più netta la posizione di Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori del Pd, che si è spinto a immaginare "una grande unica lista alle prossime elezioni, che raccolga il Pd, Sel, ma anche i movimenti, le associazioni ed esponenti della società civile e che nasca dal basso". La preoccupazione di Latorre, evidentemente, è rivolta a un'altra delle proposte emerse in questi giorni, la cosiddetta 'lista Repubblica', bocciata senza appello: "Un inutile tatticismo", ha commentato l'esponente dalemiano.

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